Chi l'ha detto che per trattare temi seri bisogna per forza annoiarsi a morte? Io preferisco farvi morire dalle risate | Diego Parassole

Chi l’ha detto che per trattare temi seri bisogna per forza annoiarsi a morte? Io preferisco farvi morire dalle risate

Varie ricerche dimostrano come l’umorismo attivi attenzione, memoria e partecipazione, trasformando una presentazione in un’esperienza che il cervello ricorda davvero

Questa situazione vi è familiare?

Sul palco, un relatore sta leggendo parola per parola un discorso con lo stesso tono di un’aspirapolvere degli anni ’80.

In quel preciso istante, la vostra anima decide di abbandonare il corpo per andare a farsi un giro nel parcheggio, preferendo la compagnia di un parchimetro piuttosto che restare un minuto di più in quella stanza.

Ecco, io ho fatto una promessa a me stesso molto tempo fa: preferirei vendere ghiaccioli agli eschimesi (professione che, visti i cambiamenti climatici, ha un futuro garantito!) piuttosto che diventare quel relatore.

Perché esiste un pregiudizio millenario secondo cui se un tema è “serio” (l’innovazione tecnologica, la leadership, la strategia aziendale, il cambiamento climatico), allora la presentazione deve avere lo stesso brio di un catalogo di bulloni zincati (per quanto, se li sai raccontare, anche loro possono avere una loro “epicità”…).

Ma chi l’ha detto? Chi ha stabilito che la professionalità debba per forza indossare la maschera della noia mortale? Io dico che è vero l’esatto contrario.

Se volete che un messaggio arrivi dritto al cuore (e soprattutto al cervello) del vostro pubblico, potete farlo passare attraverso il filtro della risata. Non per fare i pagliacci – il confine è sottile ma fondamentale – ma perché l’umorismo è lo strumento retorico più intelligente ed efficace che abbiamo a disposizione.

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Il cervello non è un magazzino, è una pista da ballo

Volete qualche prova? Beh, sedetevi comodi (o restate in piedi, se state leggendo sul tram mentre cercate di non cadere addosso al vicino).

Una ricerca freschissima del 2025, pubblicata su Current Psychology e intitolata “The role of related humor in facilitating instructional information processing in video lectures”, ha deciso di spiare dentro la testa delle persone mentre imparano. 🧠

I ricercatori hanno preso 25 studenti e hanno fatto loro seguire due tipi di lezioni di inglese. Una era la classica lezione “neutra” (leggi: grigia, piatta, un po’ triste), l’altra era farcita di esempi umoristici legati ai contenuti. Mentre questi poveri volontari cercavano di capire i verbi irregolari, i ricercatori misuravano la loro attività cerebrale tramite l’elettroencefalografia (EEG).

I risultati sono stati incredibili: quando entrava in gioco l’umorismo pertinente, nel cervello degli studenti esplodevano le oscillazioni beta e theta.

Le onde beta sono quelle che dicono “Ehi, attenzione! Qui sta succedendo qualcosa di importante, svegliatevi!”. Le onde theta, invece, sono gli archivisti: si occupano di prendere le informazioni e chiuderle a chiave nella memoria di lavoro.

In pratica, grazie a una battuta azzeccata, il cervello degli studenti si è acceso come un albero di Natale a Las Vegas. Ma la cosa più bella è un’altra: anche se gli studenti non “sentivano” soggettivamente di aver capito di più, i test di memoria hanno dimostrato che ricordavano molte più informazioni rispetto a chi aveva seguito la lezione seria.

Insomma, ridere ci rende più intelligenti quasi a nostra insaputa. Non è meraviglioso?

Non tutte le risate nascono uguali: il segreto del “Related Humor”

C’è però un “ma”. (C’è sempre un “ma”, altrimenti la vita sarebbe troppo facile, come un film della Marvel senza il cattivo). Non basta salire sul palco e raccontare la barzelletta del fantino che entra in un bar. Se il vostro intervento parla di ottimizzazione dei processi logistici, quella barzelletta è utile quanto un paio di pinne nel deserto del Sahara.

Una mega-review scientifica del 2025 pubblicata su Frontiers in Psychology, che ha analizzato ben cinquant’anni di ricerche sull’umorismo didattico, parla chiaro: l’unico vero superpotere è il related humor (l’umorismo correlato). Si tratta dell’uso intenzionale del divertimento come strumento per spiegare un concetto.

Immaginate l’umorismo come un postino. Se il postino suona alla vostra porta e vi racconta una barzelletta a caso ma dimentica di consegnarvi la lettera, è stato simpatico ma inutile. Se invece il postino usa quella barzelletta per spiegarvi perché la vostra bolletta è così alta, beh, non solo ricorderete il motivo, ma avrete anche meno voglia di lanciargli una scarpa.

Secondo questa analisi di 140 studi, l’umorismo non collegato alla materia distrae. Gli studenti ricordano la battuta ma dimenticano il contenuto.

È il classico effetto “Ehi, quel relatore era divertentissimo! Cosa ha detto? Non ne ho idea, ma abbiamo riso un sacco”. Ecco, questo è il mio incubo peggiore.

Io vorrei che torniate a casa ancora sorridenti, ma con la testa piena di idee che prima vi sembravano ostiche come un cubo di Rubik.

L’umorismo come “Tupperware della conoscenza”

E qui arriviamo a un punto che mi sta molto a cuore: la capacità dell’ironia di abbattere i muri. Avete presente quelle materie che solo a sentirne il nome vi viene voglia di controllare se avete appuntamenti dal dentista per i prossimi tre anni? Tipo la “Metodologia della ricerca”? (Vi prego, non addormentatevi ora!).

Uno studio condotto in Vietnam nel 2025 ha indagato proprio come l’umorismo aiuti gli universitari a digerire concetti astratti che mettono pure un po’ in soggezione.

Sapete come hanno definito l’umorismo gli studenti? Lo hanno chiamato un “contenitore” della conoscenza. 🏺

È un’immagine bellissima. La battuta è come quel contenitore di plastica che usate per conservare il cibo: protegge il contenuto, lo rende facile da trasportare e vi permette di ritrovarlo in frigo (nella memoria) quando ne avete bisogno.

Ma c’è di più. In contesti molto formali e gerarchici l’umorismo dell’insegnante o del relatore riduce la distanza. Se io riesco a ridere con voi di un errore o di un paradosso aziendale, quel muro di vetro che ci separa svanisce. Divento accessibile. E quando una persona è accessibile, il suo messaggio non viene solo “sentito”, viene “accolto”.

Ridere insieme riduce lo stress e l’ansia da prestazione. Trasforma la sala congressi da un tribunale inquisitorio a un laboratorio di idee dove è permesso sbagliare, sperimentare e, soprattutto, essere umani.

Perché nelle aziende dovremmo ridere di più (e meglio)

Voi che gestite team, che organizzate eventi, che dovete motivare persone che magari hanno più voglia di essere alle Maldive che in una convention a metà novembre sotto la pioggia: chiedetevi perché continuate a scegliere la strada del grigio fumo di Londra.

L’umorismo non è il “momento di svago” dopo tre ore di grafici a torta. L’umorismo è l’olio che permette agli ingranaggi della vostra azienda di non surriscaldarsi e fondere. È ciò che trasforma una spiegazione tecnica in un’esperienza memorabile.

Io ho scelto questo approccio non perché sia la strada più facile (anzi, far ridere parlando di cose serie è faticoso quanto fare jogging in salita con uno zaino pieno di sassi), ma perché è l’unica che funziona davvero. La scienza lo conferma: aumentano l’attenzione e la concentrazione (onde beta!), migliora la memoria (onde theta!), si riduce lo stress e si crea una connessione umana che nessuna slide perfettamente impaginata potrà mai sostituire.

Quindi, la prossima volta che qualcuno vi dirà che “non è il momento di scherzare perché la questione è seria”, guardatelo con un sorriso complice e pensate che, poverino, non ha ancora capito come funziona il suo cervello.

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Pronti a cambiare registro?

Se siete stanchi dei soliti interventi che somigliano più a una ninna nanna che a un momento di crescita professionale, e se volete che il vostro prossimo evento aziendale resti impresso nella memoria dei vostri collaboratori come qualcosa di leggendario (e non come “quella volta che ho dormito con gli occhi aperti”), allora dobbiamo assolutamente sentirci.

Organizziamo insieme uno speech divertente e formativo che sfidi i luoghi comuni e che, soprattutto, faccia ridere di cuore. Perché la conoscenza è una cosa seria, ma nessuno ci obbliga a essere noiosi per trasmetterla.

Contattatemi per i miei speech aziendali: porterò sul vostro palco scienza, ironia e quel pizzico di follia che serve per lasciare il segno. Ci vediamo in sala, promesso: non servirà il caffè per restare svegli! 🎤✨

Conosciamoci meglio!

GUARDA IL NUOVO SPEECH!

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