Feedback in azienda: come trasformarlo da ‘momento panico’ a ‘carburante per la crescita’ | Diego Parassole

Feedback in azienda: come trasformarlo da ‘momento panico’ a ‘carburante per la crescita’

Quando il feedback diventa frequente, concreto e orientato al futuro smette di essere percepito come un giudizio e si trasforma in motore di apprendimento, motivazione e performance nei team

Esiste un cliché che ormai è diventato il simbolo dell’incomunicabilità in ufficio: il collaboratore che varca la soglia dell’ufficio del capo con la stessa espressione smarrita di un alunno delle medie spedito nell’ufficio del preside. L’aria in stanza si fa improvvisamente più piccola, le mani diventano sudate e il cervello del poveretto inizia a gridare “Scappa!” come se avesse appena intravisto un velociraptor nell’area break.

Ora, chi fornisce il feedback probabilmente vuol dare un consiglio per modificare un po’ la rotta oppure valorizzare un’intuizione brillante. Ma nonostante la disponibilità e le buone intenzioni, il fantasma del “colloquio di feedback” aleggia ancora nei corridoi come la nuvola nera di Fantozzi.

Il feedback, in troppe realtà aziendali, ha assunto così le sembianze di un rito di tortura medievale (paura e terrore, in pratica!), privo fortunatamente delle musichette d’epoca, ma arricchito da una dose massiccia di imbarazzo.

Ma qui sta il bello: se si cambia marcia, modificando l’approccio, quel preciso istante può smettere di essere vissuto come un interrogatorio e trasformarsi nel carburante più potente per il motore del vostro team. Scopriamo insieme come trasformare questo momento di impasse in uno strumento di crescita, per voi e i vostri collaboratori.

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Chi ha paura del feedback?

C’è chi ha paura dei mostri, delle streghe o dei fantasmi. Poi ci sono i professionisti che temono qualcosa di molto più concreto: il feedback. Così, prima di andare a dormire, non guardano sotto il letto per controllare se c’è un mostro… ma per essere sicuri che non ci sia un feedback proveniente da un passato oscuro pronto a saltar fuori 👻👾.

Una ricerca illuminante, intitolata The future of feedback: Motivating performance improvement through future-focused feedback, conferma esattamente questo timore. Quando discutiamo di cosa è andato male mesi fa, il cervello umano si mette sulla difensiva.

Tendiamo a proteggere la nostra immagine attribuendo i fallimenti a fattori esterni (la sfortuna, il poco tempo, il caffè cattivo… perfino l’oroscopo!) e i successi, naturalmente, al nostro straordinario genio innato.

Così è inevitabile che il manager e il collaboratore finiscano la conversazione più distanti di quanto fossero all’inizio.

La chiave di volta? Orientare tutto al futuro.

Invece di fare l’autopsia di un errore (che ormai è storia), meglio concentrarsi su cosa farete di diverso nella prossima occasione.

Questa ricerca dimostra che, quando le persone sentono di poter progettare soluzioni concrete per domani, la resistenza crolla e la motivazione schizza alle stelle.

La velocità è la vostra migliore amica

Pensate a un allenatore di calcio che aspetta la fine del campionato per spiegare a un attaccante perché ha sbagliato a calciare il rigore tre mesi fa. ⚽

Risulta grottesco, vero? Eppure, molte aziende attendono le valutazioni annuali per dare feedback.

Gallup ci fornisce dati chiari in merito: circa l’80% dei dipendenti che ricevono feedback significativo almeno una volta a settimana si dichiara pienamente coinvolto. È il modello del “Fast Feedback“.

Il feedback ideale dovrebbe dunque essere:

  1. Frequente: deve far parte del quotidiano, come il caffè della macchinetta.
  2. Focalizzato: specifico, puntuale, utile.
  3. Orientato al futuro: guardate al traguardo, non al fango calpestato lungo il sentiero.

Quando il feedback arriva subito dopo l’azione, mentre il ricordo è ancora caldo come una focaccia appena sfornata, diventa uno strumento di crescita.

Ma il feedback positivo funziona davvero?

Qui arriviamo a una chicca scientifica bellissima. Un altro studio, intitolato Good job! The impact of positive and negative feedback on performance, ha analizzato le prestazioni di atleti professionisti (tuffatori e sciatori) basandosi sui punteggi dei giudici.

Il risultato è un gioco da ragazzi da capire: il feedback positivo migliora la prestazione successiva in modo tangibile.

Quello cosiddetto “negativo”? Nella gran parte dei casi, non produce alcun miglioramento.

Siamo creature che rispondono alla carota, non al bastone! L’incoraggiamento, il riconoscimento di un lavoro ben fatto, funziona da turbo. L’ideale sarebbe usarlo senza paura: è un investimento a rendimento immediato.

Trasformare i manager in giardinieri, non in giudici

Per creare una cultura sana, sarebbe meglio smettere di pensare al manager come al “giudice supremo” e iniziare a vederlo come un allenatore, un giardiniere del talento.

Il leader efficace ascolta, pone domande (potenti, aperte, curiose!) e trasforma la conversazione in un dialogo paritario.

Una frase come: “Hai sbagliato questo report”, può rivelarsi controproducente; meglio provare con: “Cosa possiamo imparare da questo progetto per rendere quello di lunedì ancora più incisivo?”.

È una differenza piccola nelle parole, ma abissale nei risultati. Occorre, inoltre, incoraggiare il feedback tra colleghi, a tutti i livelli. Quando il flusso di informazioni diventa costante e costruttivo, la produttività può diventare una naturale conseguenza dell’ambiente creato.

A questo proposito, lo studio “Positive feedback, feedback seeking and performance“, basato su 368 coppie collaboratore-supervisore in Cina e condotto in tre momenti diversi, mostra che l’effetto non è soltanto diretto.

Il punto centrale è questo: quando un supervisore offre feedback positivo, il collaboratore tende a cercare più spesso altri riscontri sul proprio lavoro. Questa maggiore ricerca di feedback aiuta a sua volta a migliorare la performance.

In sostanza, il feedback positivo non incoraggia solo nell’immediato, ma spinge anche il lavoratore a voler capire meglio come sta andando e come può fare ancora meglio.

E, come se non bastasse, questo tipo di riconoscimento, aumenta l’autoefficacia, cioè la fiducia nelle proprie capacità di affrontare bene un compito!

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In conclusione…

State cercando un modo per scuotere la cultura aziendale, rompere le routine e far vibrare di nuova energia i vostri team? Durante i miei speech, porto esattamente questo approccio: un mix di scienza, risate ed esempi pratici pensati su misura per la vostra realtà.

Siete pronti a rendere il feedback il vostro alleato più forte? Contattatemi per definire il prossimo intervento dedicato alla vostra azienda!

Conosciamoci meglio!

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