Non si tratta più di idealismo, ma di efficienza, reputazione e ritorni economici: chi investe nella sostenibilità taglia i costi e guadagna in credibilità
Per anni, la parola “sostenibilità” in azienda suonava un po’ come portare i sandali con i calzini a una riunione del consiglio di amministrazione: un’eccentricità per anime belle, sognatori con ghirlande di fiori in testa, insomma, roba da “fricchettoni”. L’imprenditore serio, quello con il pelo sullo stomaco e il fatturato nel cuore, si occupava di cose concrete: profitti, dividendi, produzione.
L’ambiente? Un bel posto dove andare in vacanza, al massimo.
Beh, tenetevi forte, perché il mondo ha fatto un giro di 180 gradi più veloce di una ballerina di carillon che danza a ritmo dei Led Zeppelin.
Oggi, se la vostra azienda ignora la sostenibilità, non siete tipi tosti. Siete semplicemente fuori moda. Anzi, siete come quelli che nel 2025 insistono a usare il fax per mandare i meme.
Essere sostenibili non è più un’opzione per anime candide, ma una mossa strategica degna del miglior giocatore di scacchi. E io sono qui per spiegarvi perché, con tanto di dati e qualche risata (che non guasta mai).
L’ABC della sostenibilità: l’acronimo ESG spiegato bene
Ok, ma cosa vuol dire “sostenibilità aziendale”? È un impegno a creare un modello di business che non solo stia in piedi da solo (e ci mancherebbe!), ma che lo faccia senza dare un calcio negli stinchi al pianeta, ai suoi dipendenti e alla società intera.
Gli esperti, per darsi un tono, hanno inventato un acronimo: ESG. Sembra il nome di un farmaco contro l’ansia da prestazione, e in un certo senso lo è. Sta per Environmental, Social, and Governance. Semplifichiamolo.
- E come Environmental (Ambientale) 🌳: questa è la parte più intuitiva. Si tratta di smettere di trattare il Pianeta Terra come un hotel da cui fare il check-out lasciando la stanza devastata. Significa ridurre le emissioni, usare energie rinnovabili, non sprecare acqua come se non ci fosse un domani e abbracciare l’economia circolare (che, tradotto, vuol dire che il vostro rifiuto diventa la risorsa di qualcun altro, un po’ come il maglione orrendo che vi ha regalato la zia e che avete riciclato per il cugino). E non è un gioco: il PNRR ha messo sul piatto quasi 60 miliardi per la transizione ecologica. Mica bruscolini.
- S come Social (Sociale) ❤️: qui si parla di persone. Un’azienda sostenibile non tratta i suoi dipendenti come dei minions sacrificabili. Si preoccupa della loro sicurezza, dei loro diritti, del loro benessere e dell’inclusione. È l’azienda che non vi fa sentire in colpa se prendete un giorno di malattia e che promuove l’uguaglianza. In pratica, è l’opposto di quella scena in cui il mega-direttore galattico urla ai suoi sottoposti.
- G come Governance (Amministrazione etica) ⚖️: questa è la parte “non fate i furbi”. Una governance sostenibile significa amministrare l’azienda in modo trasparente, etico e lungimirante. Pagare il giusto a dipendenti e fornitori, avere prezzi equi, investire in innovazione e, soprattutto, avere una strategia che non sia solo “arraffiamo tutto oggi e chi s’è visto s’è visto”.
Ma a me, imprenditore, cosa me ne viene in tasca?
Ottima domanda. La risposta è: un sacco di cose.
Essere sostenibili non è un costo, è un investimento con un ritorno da capogiro.
Qualche esempio?
- Più soldi e investimenti 🤑: gli investitori non sono più lo Zio Paperone che nuota nelle monete d’oro e basta. Oggi, sempre più fondi di investimento guardano il “rating ESG” prima di sganciare il grano. Se la vostra azienda è green, è più sexy per chi ha i capitali. Senza contare i finanziamenti pubblici agevolati, come quelli del Green New Deal italiano, pensati apposta per chi fa il bravo.
- Clienti che ti amano 😍: il consumatore moderno è un segugio. Si informa, confronta, e sempre più spesso sceglie con il cuore (e con la coscienza). Secondo una ricerca Ipsos, il 34% degli italiani pensa che la transizione ecologica sia fondamentale per salvaguardare il pianeta e portare benefici concreti. Per cui molti di loro potrebbero cambiare abitudini d’acquisto per un minore impatto ambientale. Ignorare questo dato è come aprire un negozio di ombrelli nel deserto del Sahara.
- Attrai i talenti migliori (quelli che fanno la differenza) 🧠: l’era del “lavoro per lo stipendio e basta” è finita. Soprattutto per i più giovani e talentuosi. L’indagine Randstad Workmonitor parla chiaro: il 40% dei lavoratori non accetterebbe un’offerta da un’azienda che non si impegna per la sostenibilità. Capito? Se non sei sostenibile, i migliori vanno dal tuo concorrente che magari ha installato i pannelli solari e offre lo smart working. Ciao ciao, vantaggio competitivo.
- Risparmi un botto 💡: sembra un paradosso, ma investire in sostenibilità spesso fa rima con efficienza. Usare energie rinnovabili ti abbassa le bollette. Ottimizzare la produzione per ridurre gli scarti ti fa tagliare i costi. È la magia dell’economia circolare: meno sprechi, più guadagni.
Insomma, il treno della sostenibilità è partito. E sta andando velocissimo. A bordo non ci sono fricchettoni con le chitarre, ma manager furbi con fogli di calcolo che dimostrano come il rispetto per il pianeta sia la strategia di business più intelligente del XXI secolo.
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Parlare di sostenibilità ambientale in modo coinvolgente e divertente? Ti assicuro che si può!
“Ok, Diego, tutto molto bello, ci hai quasi convinti. Ma da dove iniziamo? Come facciamo a parlare di queste cose in azienda senza far addormentare tutti o scatenare il panico da ‘fine del mondo’?”
Calma, respiro profondo.
Per affrontare temi così enormi, penso che l’arma più potente sia una bella risata.
Per questo ho creato degli speech e degli spettacoli pensati apposta per le aziende che vogliono parlare di sostenibilità in un modo diverso: divertente, scientificamente solido e incredibilmente coinvolgente.
Se l’idea di un convegno sui cambiamenti climatici vi fa venire l’orticaria, provate il mio speech “Stanno arrivando i cambiamenti climatici e non ho niente da mettermi”.
È un viaggio esilarante tra inquinamento, auto elettriche e gestione dei rifiuti, con due tappe fondamentali dedicate all’acqua e alle crisi idriche, fino al finale su ‘cosa possiamo fare?’, dove entrano in gioco anche PIL, benessere delle persone ed energia.
In questo mio speech le battute sono state testate solo su umani consenzienti e la mia pettinatura è a zero impatto sull’ozono. Ridiamo dei nostri comportamenti quotidiani e, tra una risata e l’altra, scopriamo cosa possiamo fare davvero per ridurre il nostro impatto.
Oppure, se volete affrontare il tema da un’altra prospettiva, quella del cibo (che ci tocca tutti da vicino, soprattutto all’altezza del girovita), c’è “Oh my food”.
Parliamo di come siamo perennemente sovralimentati e malnutriti, di come la pubblicità ci freghi e di come scegliere cibo di qualità possa salvare noi e il pianeta. È una conferenza scientifica travestita da spettacolo comico, perfetta per imparare a mangiare meglio e, forse, a cambiare il mondo un boccone alla volta.
Quindi, se volete portare in azienda una ventata di consapevolezza senza annoiare nessuno, ma anzi, facendo ridere e riflettere allo stesso tempo, sapete chi chiamare. Trasformiamo la sostenibilità da “problema” a “opportunità” divertendoci.
Perché salvare il pianeta è una cosa seria. Ma chi ha detto che non si possa fare con il sorriso?
Scopri come, contattami qui!








