Gestualità nervosa, tono di voce incerto o postura chiusa possono trasmettere insicurezza prima ancora che venga detto qualcosa
Avete presente quella sensazione? Siete lì, davanti a tutti. Avete preparato un discorso che neanche Cicerone, le slide sono un capolavoro di design minimalista e le parole che escono dalla vostra bocca sono, a vostro modesto parere, pura poesia manageriale.
Eppure, sentite che qualcosa non va. Il pubblico assume lo sguardo smarrito di un pinscher nano davanti a una lezione di fisica quantistica. I vostri piedi hanno iniziato una vita propria, le mani sembrano due polpi a cui hanno appena raccontato una barzelletta imbarazzante e il vostro sorriso è così tirato che sembrate reduci da un super-lifting.
Benvenuti nel club! Il vostro corpo, quel meraviglioso e a volte sleale ammasso di cellule, vi sta tradendo in diretta mondiale (o, più probabilmente, aziendale). Mentre cercate di convincere tutti che “la sinergia proattiva è la chiave del nostro successo”, le vostre braccia conserte urlano “non avvicinatevi, ho paura e forse devo andare in bagno”.
Ma perché succede? Siamo forse condannati a questa tragicomica scissione tra mente e corpo? La risposta, come sempre, è un affascinante “ni” che si nasconde tra le pieghe del nostro cervello. E tutto, o quasi, inizia con dei neuroni che sono dei veri e propri gossippari.
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I neuroni specchio: i paparazzi del vostro cervello
Pensate di avere nel cervello una squadra di imitatori professionisti. Questi sono i neuroni specchio, scoperti negli anni ’90 da un team di ricercatori italiani guidati da Giacomo Rizzolatti e Vittorio Gallese. Questi neuroni sono pazzeschi: si attivano non solo quando voi fate un’azione (tipo afferrare una tazzina di caffè), ma anche quando vedete qualcun altro fare la stessa cosa.
In pratica, il vostro cervello “prova” l’azione senza muovere un muscolo. È il motivo per cui trasaliamo se vediamo qualcuno cadere o sentiamo un brividino di piacere osservando chi si gode un gelato. È l’empatia in formato neurale. 🧠✨
Cosa c’entra questo con il vostro discorso sulle sinergie proattive? Eccome se c’entra.
Mentre parlate, il pubblico non sta solo ascoltando le vostre parole. I suoi neuroni specchio stanno scannerizzando ogni vostro micro-movimento, ogni smorfia, ogni gesto. Stanno “provando” la vostra postura rigida, il respiro corto, la tensione mascellare.
Se il vostro corpo comunica ansia, insicurezza o la vostra voce trasferisce noia, indovinate cosa sentiranno loro? Esatto. Ansia, insicurezza e una voglia irrefrenabile di controllare le notifiche sullo smartphone.
Il vostro corpo parla una lingua universale che il cervello del pubblico capisce istantaneamente, molto prima che le vostre parole vengano processate. E se le due lingue non sono allineate… beh, è come guardare un film doppiato male. L’audio dice una cosa, ma il labiale ne dice un’altra.
E sai che c’è? Il cervello, istintivamente, si fida del labiale.
Ma perché il corpo vi sabota? La teoria del complotto interno
Ok, i neuroni specchio vi spiano. Ma perché il vostro corpo decide di mandare in onda proprio il “dietro le quinte” delle vostre paure invece del film che vorreste proiettare?
La questione è complessa. Alcuni neuroscienziati, come Gregory Hickok, hanno messo in discussione l’idea che i neuroni specchio siano il fondamento della comprensione del linguaggio. Secondo lui, possiamo capire perfettamente la parola “calciare” anche senza attivare le aree motorie delle gambe. E ha ragione: non ci serve saper volare per capire il verbo “volare”.
Tuttavia, una cosa è capire il significato letterale di una parola, un’altra è cogliere il messaggio emotivo che la accompagna. Ed è qui che entra in gioco il concetto di “forme vitali”.
Lo psichiatra e ricercatore Daniel N. Stern, nel suo libro meraviglioso “Le forme vitali”, ha spiegato che prima ancora di capire cosa sta succedendo, percepiamo come sta succedendo.
Cogliamo la dinamica, il ritmo, l’intensità di un’azione. Un gesto può essere “esplosivo”, “delicato”, “ondivago”, “brusco”. Una frase può essere pronunciata con un’intonazione “crescente”, “morente”, “vibrante”. Queste “forme vitali” sono esperienze amodali, cioè non legate a un senso specifico, ma che costituiscono la musica di fondo della nostra esistenza.
Quando parlate in pubblico, non state solo trasmettendo informazioni; state eseguendo una partitura musicale fatta di pause, accelerazioni, crescendi e silenzi. Il vostro corpo è lo strumento.
Se le vostre parole parlano di entusiasmo ma il corpo esegue un “adagio lamentoso e soporifero”, il pubblico sentirà la dissonanza. Sentirà che la “forma vitale” del vostro messaggio è spenta, contratta, esitante. E nessuna slide scintillante potrà mascherare una musica stonata.
Il corpo non vi tradisce per cattiveria. È semplicemente più onesto della vostra mente. È un pessimo bugiardo. Mentre la corteccia prefrontale si affanna a scegliere le parole giuste, il sistema limbico (il centro delle emozioni) fa trapelare la verità attraverso la postura, il respiro e il tono di voce.
E il pubblico, grazie ai suoi neuroni specchio, quella verità la sente forte e chiara.
Come fare pace con il traditore (cioè, con voi stessi)
Quindi, che si fa? Ci si rassegna a comunicare come robot con un errore di sistema? Assolutamente no. La soluzione non è “controllare” il corpo con la forza, trasformandovi in manichini rigidi. Sarebbe come cercare di fermare uno starnuto.
La chiave è l’allineamento. È smettere di pensare al public speaking come a una performance in cui dovete “recitare” una parte e iniziare a vederla come un’espressione autentica di ciò che sentite e pensate. Significa lavorare non solo su cosa dire, ma su come vi sentite riguardo a ciò che dite.
Significa capire che le emozioni non sono un bug del sistema, ma una feature. Come hanno dimostrato premi Nobel come Daniel Kahneman, siamo esseri profondamente emozionali che usano la ragione soprattutto per giustificare decisioni già prese d’istinto. Accettarlo è il primo passo per smettere di combattere contro voi stessi.
Se credete davvero in ciò che dite, se sentite entusiasmo, passione o anche solo l’urgenza di comunicare un’idea, il corpo seguirà a ruota. Le mani inizieranno a gesticolare per dare forma ai concetti. La voce acquisterà colore e ritmo. La postura si aprirà naturalmente.
La vostra “forma vitale” sarà congruente con le parole.
E il pubblico? Sarà lì con voi, sintonizzato sulla stessa frequenza, perché i suoi neuroni specchio staranno finalmente ballando la vostra stessa musica. 🕺💃
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Un invito prima che sia troppo tardi…
Se tutto questo vi suona spaventosamente familiare e l’idea di dover tenere un’altra presentazione vi fa sudare freddo, non disperate. Non siete soli. Il nostro cervello è una macchina potentissima, con quasi 100 miliardi di neuroni (per la precisione 86 miliardi, secondo la neuroscienziata Suzana Herculano-Houzel) capaci di farci fare migliaia di cretinate in milioni di modi diversi. Imparare a usarlo è fondamentale.
Se vi va di esplorare questo mondo senza perdere la testa (letteralmente), potreste trovare interessante il mio speech: Cervello & Emozioni.
È il primo spettacolo di neurofisiologia comica pensato per capire come funziona la nostra mente e come usarla per comunicare meglio. Parliamo di amigdala, empatia, neuroni specchio e bias cognitivi, ma lo facciamo ridendo, partendo da una situazione che conosciamo tutti: la spesa all’ipermercato.
È un modo per scoprire perché il nostro pensiero razionale si crede il protagonista di un film dove in realtà è solo una comparsa, e come possiamo finalmente far pace tra cervello ed emozioni per costruire relazioni più efficaci e smettere di farci tradire dal nostro corpo.
Dopotutto, come dice il monaco Matthieu Ricard, passiamo anni a prenderci cura del nostro corpo e della nostra cultura, ma pochissimo tempo per la cosa che determina la qualità della nostra vita: il modo in cui funziona la nostra testa. Forse è ora di iniziare. 😉
Se ti piace l’idea di ascoltare qualcuno dei miei speech al tuo prossimo evento aziendale, scrivimi qui!








