Immaginate un’interrogazione in una classe del, toh, 2060, la prof di geografia che scorre i nomi del registro e gli alunni che tremano…
“Allora, oggi interroghiamo… Gigi! Sei pronto?”
“Prof, ma aveva detto che spiegava”
“E invece interrogo! Dunque Gigi, dimmi tre famosi deserti del mondo”
“Be’, il deserto del Sahara, il deserto del Kalahari… e poi… be’, il deserto della Valle del Po!”
Ok, Gigi non sarà uno studente modello, ma in questo caso potrebbe aver ragione: la siccità, nella valle del Po, è una presenza subdola, ma sempre più frequente. Sembra un imbucato a un matrimonio, quello che divora antipasti e ingurgita prosecco, ma non si sa se è un amico della sposa, dello sposo, del padre della sposa e del nipote del cugino della sposa… fatto sta che è lì.
Secondo uno studio condotto dall’Università di Bologna pubblicato su Science Advances, il 2022 ha visto il Po raggiungere livelli di acqua così bassi che i pesci hanno iniziato a cercare appartamenti su Airbnb (acquari, per la precisione). Lo studio, guidato da Alberto Montanari, ha analizzato i dati storici del fiume dal 1807 al 2022. E indovinate un po’? La portata media del fiume nel 2022 è stata del 30% inferiore alla seconda peggior siccità mai registrata.😅
E non è tutto: 6 delle peggiori 10 siccità dal 1807 si sono verificate dopo il 2000.
Il Po del 2022 ci ricorda che il cambiamento climatico è una realtà con cui dobbiamo fare i conti e che l’acqua non va data per scontata, come sottolinea Luca Dal Fabbro, presidente del Gruppo Iren, in un’intervista al programma Quasar.
Sono molti gli spunti interessanti, dalla dispersione d’acqua dalle tubazioni (il 40%!) alla scarsa raccolta dell’acqua piovana (su 100 gocce, ne raccogliamo solo il 5-6%), fino alle nuove tecnologie di irrigazioni per l’agricoltura.
Se poi vi incuriosisce il legame tra alimentazione e sostenibilità, potete leggere il mio libro “All you can eat. Siamo sapiens o cavallette?”, la nuova edizione riveduta e S-CORRETTA 😀 con i dati aggiornati e le infografiche… ugualmente aggiornate.
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