Consumare con consapevolezza: perché il comportamento sostenibile va oltre ‘buone intenzioni’ | Diego Parassole

Consumare con consapevolezza: perché il comportamento sostenibile va oltre le ‘buone intenzioni’

Dietro ogni acquisto sostenibile c’è un triangolo di forze invisibili fatto di opinioni, giudizi e ostacoli pratici: una battaglia quotidiana tra ciò che vorremmo essere e ciò che finiamo per comprare

C’è un momento preciso, solitamente tra il reparto ortofrutta e quello dei detersivi, in cui ognuno di voi si sente un po’ come un supereroe della Marvel pronto a salvare il mondo. Avete la vostra borsa di tela (che ha visto tempi migliori), guardate con sospetto chi usa ancora i sacchetti di plastica per le banane e puntate dritti verso il sapone per piatti ecologico che profuma di erba tagliata e sogni infranti.

Poi, però, accade l’imprevisto: lo shampoo solido costa quanto un piccolo appartamento in centro, il pacco di pasta “chilometro zero” non si capisce quale tempo di cottura abbia (poi lo scoprite… scritto in piccolissimo: 22 minuti di cottura!) e la stanchezza post-ufficio vi sussurra all’orecchio che, in fondo, quel contenitore di plastica monouso non è poi così male.

Tranquilli, non siete cattive persone. Siete solo esseri umani intrappolati in quello che gli scienziati chiamano “attitude-behavior gap“, ovvero quell’abisso profondo e misterioso che separa ciò che vorremmo fare (salvare la foresta amazzonica) da ciò che effettivamente facciamo (ordinare il terzo pacco della settimana con triplo imballaggio).

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La ricerca che ci mette a nudo (ma con garbo) 👙🩲

Di recente mi sono imbattuto in uno studio illuminante, una di quelle letture che ti fanno dire: “Ecco, finalmente qualcuno che spiega perché sono così complicato!”

Si intitola “Decoding sustainable consumption behavior” ed è una revisione sistematica di ben 64 studi pubblicati nell’ultimo decennio. Gli autori non si sono limitati a chiedersi: “Perché non ricicliamo quanto dovremmo?”, ma hanno scavato tra 14 diverse teorie psicologiche per capire cosa guidi davvero le nostre scelte.

La verità? Non esiste un magico interruttore “On/Off” per la sostenibilità. Se pensate che basti “volerlo” per essere ecologici, sappiate che è un po’ come pensare di svegliarsi domani mattina e parlare fluentemente il mandarino solo perché avete mangiato degli ottimi involtini primavera.

Il triangolo non l’avevi considerato, vero? 🔺

Il pilastro di questa ricerca è la Theory of Planned Behavior (TPB). Immaginatela come un treppiede su cui poggia ogni nostra decisione di acquisto. Se una gamba cede, il vostro nobile intento cade rovinosamente a terra 🩼:

  1. L’atteggiamento: è il vostro parere personale. Pensate che comprare sfuso sia utile? Se la risposta è sì, avete la prima gamba.
  2. Le norme sociali: qui entra in gioco il giudizio degli altri. Se tutti i vostri amici caricano foto di borracce bellissime su Instagram, sarete portati a imitarli. Se il vostro vicino di casa vi guarda storto mentre state per buttare il vetro nel bidone della carta, sentirete la pressione sociale ed eviterete di farlo. (Sì, il giudizio della vicina che spia dalle tende è una potente leva ecologica!).
  3. Il controllo percepito: questa è la gamba più instabile. Avete il tempo di cercare il negozio bio? Avete i soldi per pagare quel sovrapprezzo? Avete le competenze per distinguere un vero prodotto bio da uno che ha solo un’etichetta verde bosco per fregarvi (il famigerato greenwashing)?

Il cuore ha le sue ragioni (ecologiche)💚🌲

Questa importante ricerca però ci dice una cosa bellissima: non siamo solo macchine calcolatrici che valutano costi e benefici. Lo studio rivela che per consumare con consapevolezza abbiamo bisogno di altruismo, valori morali e identità.

Iniziamo a comportarci bene quando sentiamo che quell’azione dice qualcosa di noi. “Io sono una persona che si prende cura del futuro”, “Io sono qualcuno che rispetta il lavoro altrui”.

È un processo emotivo, quasi sentimentale. Scegliere un prodotto sostenibile dovrebbe farvi sentire bene quanto trovare un biglietto da dieci euro in una vecchia giacca (o quasi).

Il “buco nero” tra il dire e il fare

Ma allora, perché inciampiamo? Lo studio conferma che il divario tra intenzioni e azioni emerge ovunque: dal cibo all’abbigliamento. Le cause sono i “sabotatori” della vita quotidiana:

  • Abitudini radicate: il nostro cervello ama il pilota automatico. Cambiare marca di shampoo è stressante quanto cambiare religione per alcuni.
  • Mancanza di infrastrutture: se per riciclare una pila devo fare un pellegrinaggio di tre chilometri, è probabile che quella pila resterà nel cassetto fino al 2045.
  • Costi percepiti: se la sostenibilità viene percepita come un lusso per pochi eletti, resterà confinata in una bolla di cristallo.

Molto più che semplice shopping: è un ciclo vitale

Un punto che mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia (sarà riciclata ma è bella resistente!) è che il consumo sostenibile non finisce alla cassa del supermercato. È un processo completo. Riguarda come usiamo ciò che compriamo e, soprattutto, come ce ne liberiamo.

La ricerca spinge forte sull’economia circolare. Essere consumatori consapevoli significa anche imparare a riparare quel tostapane che fa le scintille anziché lanciarlo dalla finestra, o capire che un maglione di lana trattato con cura dura più di sei magliette di plastica intrecciata (alias poliestere di bassa qualità).

Il consumo consapevole è, in fondo, una lunga storia d’amore con gli oggetti, non un’avventura di una notte “usa e getta”. 💝

Attenzione però: non esiste una teoria universale! Ogni contesto richiede una strategia diversa.

Quello che convince voi a comprare un’auto elettrica non è la stessa cosa che convince vostra zia a fare il compostaggio sul balcone. 🪴

Per questo, per cambiare davvero le cose, abbiamo bisogno di un mix: politiche pubbliche che rendano facile la scelta giusta, aziende che non ci prendano in giro con etichette confuse e, infine, la nostra spinta individuale.

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Trasformare la teoria in intrattenimento (aziendale)

In conclusione: consumare con consapevolezza è un esercizio di equilibrismo tra cuore, cervello e portafoglio. È un percorso complicato, buffo, un po’ complesso all’inizio, ma terribilmente necessario.

Se siete arrivati a leggere fin qui, significa che il tema vi sta a cuore quanto un pranzo della domenica (e sappiate che vi stimo molto per questo!). Ma come si portano questi concetti all’interno di un’azienda senza far addormentare i colleghi dopo dieci minuti?

Beh, è esattamente quello che faccio io! Converto ricerche scientifiche e dati complessi in speech che scuotono le coscienze mentre scatenano una risata. Se state organizzando una convention, un evento aziendale o un team building e volete parlare di sostenibilità in azienda, ecologia e comportamenti consapevoli in modo leggero, coinvolgente e scientificamente impeccabile, parliamone!

Portare un pizzico di umorismo sui temi ambientali non significa sminuirli, ma renderli finalmente “digeribili” per tutti.

Scrivetemi per i vostri eventi aziendali: le “buone intenzioni” dei vostri team possono concretizzarsi in azioni, per costruire un futuro più consapevole. Vi aspetto sul palco! 🎤🌴🪴

Conosciamoci meglio!

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