Dal fare al comunicare: perché per parlare di sostenibilità ci vuole il giusto tatto | Diego Parassole

Dal fare al comunicare: perché per parlare di sostenibilità ci vuole il giusto tatto

Secondo varie ricerche, starsene zitti mentre si fanno cose serie per l’ambiente piace pure agli investitori: meno fumo, più arrosto

Se c’è una cosa che ho imparato in anni e anni di palcoscenici aziendali – tra proiettori che non partono e tartine al salmone che creano dipendenza – è che il rapporto tra un’impresa e la sostenibilità somiglia terribilmente a quello tra me e la dieta.

Decido di mettermi a dieta il lunedì mattina: lo urlo ai quattro venti, compro una vaporiera spaziale, posto la foto di un’insalata triste su Instagram e poi, martedì sera, vengo avvistato in un parcheggio mentre divoro con fare colpevole un gelato dalle dimensioni bibliche. 🍨

Ecco, nel mondo del business questo si chiama Greenwashing: fare grandi proclami ma poi, sotto sotto, avere le emissioni di un drago sputafuoco con la bronchite. Ma ultimamente sta succedendo qualcosa di opposto, una specie di timidezza collettiva che i sociologi (quelli bravi) chiamano Greenhushing.

Ovvero: faccio le cose per bene, ma sto zitto come se stessi nascondendo un amante nell’armadio.

Perché succede? E soprattutto, come si trova l’equilibrio tra il silenzio monastico e l’urlare al megafono che abbiamo salvato tre tartarughe marine cambiando le cannucce in ufficio?

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Il segreto meglio custodito (e più redditizio) della Cina 🐉 ⛩️

Iniziamo con un viaggio mentale verso l’Oriente. Sapete quali sono le aziende che rischiano meno di vedere il proprio titolo crollare nel baratro come un pianoforte nei cartoni di Willy il Coyote?

Non sono quelle che sventolano bandiere verdi ogni cinque minuti. Sono quelle che praticano il greenhushing. Esatto: le aziende che attuano politiche ambientali serie ma le comunicano con il contagocce (o non le comunicano affatto nei canali ufficiali di marketing).

La ricerca “Corporate greenhushing and stock price crash risk: evidence from China” dimostra che questo approccio riduce il “rischio di crollo del prezzo azionario”.

Il motivo è quasi filosofico: se non vendi fumo, non rischi che qualcuno ti porti l’aspirapolvere. Comunicando meno e meglio, queste aziende attirano investitori più attenti ai fatti che alle slide colorate. Riducono i cosiddetti “costi di agenzia” (che detto in termini umani significa: il management non è tentato di spararla grossa per prendersi il bonus a fine anno) e creano una stabilità che è musica per le orecchie dei mercati.

In pratica, in un’epoca di incertezza normativa, restare umili ed essere concreti paga. È come quel mio amico che non dice mai quanto guadagna, non posta foto in Ferrari, ma poi ti offre sempre la cena. Ti fidi di più, no?

L’effetto “Nonna”: perché le aziende familiari sono i Ninja della CO2👵

Ma la vera sorpresa arriva da un’altra ricerca monumentale condotta da Alexander Dyck, Karl V. Lins, Lukas Roth e Mitch Towner su oltre 3.800 imprese in 35 paesi. Hanno scoperto che le imprese familiari – sì, proprio quelle che immaginiamo un po’ tradizionaliste e restie al cambiamento – sono in realtà le campionesse mondiali di riduzione delle emissioni di carbonio.

Nei paesi dove le leggi sul clima sono ancora tenere come un panetto di burro al sole, le aziende familiari emettono fino al 20% di CO2 in meno rispetto alle grandi società ad azionariato diffuso.

Perché lo fanno? Per altruismo puro? Forse.

Ma soprattutto perché ragionano su un orizzonte temporale che non è il prossimo trimestre, ma la prossima generazione.

Il punto divertente (o tragico, a seconda di quanti Spritz avete bevuto) è che queste aziende hanno spesso punteggi ESG (Environmental, Social, and Governance) bassissimi.

Perché? Perché non comunicano!

Non scrivono report di 200 pagine, non hanno un team dedicato a contare quante volte usano la parola “eco-friendly” sul sito, non partecipano a concorsi per la miglior flotta di biciclette aziendali.

Fanno. Punto. Si comportano come mia nonna: puliva tutta casa, preparava lasagne per quindici persone, rammendava i calzini e l’unica cosa che diceva a fine giornata era: “C’è ancora un po’ di sugo, lo volete?”.

Dal “Fare” al “Comunicare con tatto” 👋

Arrivati a questo punto potreste pensare: “Allora sto zitto, faccio il mio e vissero tutti felici e contenti”. Eh no, troppo facile!
Il silenzio è d’oro, ma la comunicazione è… ossigeno. Se sei un’azienda che sta davvero facendo la differenza, restare in silenzio totale è un peccato mortale nei confronti dei tuoi clienti e dei tuoi talenti (che oggi scelgono dove lavorare in base ai valori, mica solo per i buoni pasto).

Il segreto sta nel tatto. Quella via di mezzo magica tra l’umiltà del Ninja e la chiarezza del divulgatore.
Non serve annunciare che siete “diventati green” dall’oggi al domani (spoiler: non vi crede nessuno). Serve raccontare il viaggio. Raccontare le difficoltà, i piccoli passi, le basi scientifiche delle vostre scelte.

Parlare di sostenibilità richiede una dose massiccia di onestà intellettuale; recitare una parte, alla lunga, non paga!

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La scienza della risata (e della consapevolezza)

Ecco perché nei miei speech aziendali cerco sempre di mescolare questi due mondi. Perché se vi parlo di “stock price crash risk” per quaranta minuti, l’unico rischio è che vi finisca a colpi di sbadigli.

Se però vi spiego perché la vostra azienda somiglia a una famiglia che cerca di fare la differenziata correttamente mentre il nonno butta la plastica nell’umido per ribellione punk, allora iniziamo a capirci.

La sostenibilità non è un bollino da appiccicare su una brochure lucida. È una strategia di sopravvivenza che ha bisogno di dati solidi e di una narrazione umana, imperfetta e – perché no? – divertente.

Insomma: esiste una via di mezzo tra il greenwashing (raccontarsi quanto siamo belli e bravi o, peggio, predicare bene e razzolare male) e fare i supereroi del greenhushing in incognito, tipo Batman (salvare il mondo senza che nessuno lo sappia).

Eh sì, perché raccontare cosa si fa non serve a pavoneggiarci, ma a far capire chi siamo e qual è la nostra identità!

Volete portare una ventata di aria fresca (e scientificamente testata) al vostro prossimo evento aziendale? Sto preparando le valigie per venire a trovarvi!

Nei miei speech tratto spesso temi ambientali. Due esempi?

🌍 “Stanno arrivando i cambiamenti climatici e non ho niente da mettermi!”
Uno speech che esplora l’ecologia quotidiana con un approccio divertente e rigoroso. Parleremo di cambiamenti climatici, inquinamento e sostenibilità, ma prometto che non vi sentirete in colpa per aver usato il phon stamattina.

🍎 “Oh my food!”
Lo speech affronta il tema del cibo partendo da una domanda semplice e scomoda: perché ingrassiamo davvero. Attraverso dati, esempi concreti e riferimenti scientifici, si analizzano le cause dell’obesità, andando oltre le scorciatoie sulle diete e mettendo al centro abitudini alimentari, ambiente, industria del food e comunicazione.

Contattatemi per organizzare uno speech nella vostra convention o evento aziendale.
Smettiamo di fare greenhushing e iniziamo a raccontare il futuro con il giusto tatto! 🌱✨

Conosciamoci meglio!

GUARDA IL NUOVO SPEECH!

Comunicazione Efficace