Un campo affascinante che aiuta a vivere e lavorare meglio, svelando il libretto d’istruzioni nascosto nella nostra “cabina di pilotaggio”
Oggi parliamo di un argomento che può suonare più complesso di un testo di Battiato ma che, in realtà, ha molte più applicazioni pratiche di quanto possiate pensare: le neuroscienze.
La domanda qui sorge spontanea, come un fungo dopo una pioggia autunnale (o come un fungo in certe piscine comunali): ma a cosa servono davvero? Spoiler: non solo a fare i fenomeni e vincere a Trivial Pursuit rispondendo alla domanda finale sul lobo parietale.
Immaginate di comprare una fiammante auto sportiva (anche voi in crisi di mezza età?).
Ora, immaginate di non avere la più pallida idea di come si accenda, di che benzina abbia bisogno, o che cavolo indichi quella spia rossa che lampeggia come una decorazione natalizia anticipata.
Ecco, il nostro cervello è un po’ così: una Ferrari con il libretto d’istruzioni scritto in sanscrito antico, spesso smarrito sotto il sedile del passeggero.
Le neuroscienze, in parole povere, sono il tentativo di decifrare quel manuale, per far sì che la nostra “supercar” interna non solo funzioni, ma ci porti a destinazione sani e salvi.
Sì, perché le cose non accadono per magia, ma per un motivo scatenante e capire come funziona il nostro cervello, non solo è possibile, ma aiuta sia nella vita privata che a lavoro!
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Un po’ di storia (ma giuro, sarò breve come il ponte del 2 giugno)
L’etichetta “neuroscienze” è relativamente giovane, pensate un po’. È nata nel 1962, grazie al neurofisiologo americano, Francis O. Schmitt, che probabilmente si era stufato di dire “quell’insieme di cose che studiano il cervello e i nervi”.
Nel 1969 fu fondata la Society for Neuroscience negli Stati Uniti. Tuttavia, le radici risalgono molto più indietro: gli studi anatomici del sistema nervoso iniziarono nel XIX secolo con figure come Santiago Ramón y Cajal (premio Nobel 1906), mentre le prime osservazioni sui rapporti tra cervello e comportamento risalgono all’antichità.
Le neuroscienze sono un campo interdisciplinare che integra diverse discipline per studiare il sistema nervoso:
- discipline biologiche e mediche;
- comportamentali e cognitive;
- tecniche e computazionali;
- umanistiche.
Tutte con un obiettivo comune: capire come funziona quella meravigliosa e a volte un po’ matta matassa che abbiamo in testa.
Non solo quando è sana come un pesce, ma anche quando fa i capricci, tipo nelle malattie neurodegenerative o dopo un brutto colpo in testa (letteralmente!). Capire cosa va storto, infatti, ci aiuta a prevenire, curare e riabilitare. Mica pizza e fichi! 🥧
Ma quanti siamo là dentro? Un casino di gente più che a Woodstock!
Allora, tenetevi forte: dentro quella scatola cranica che ci portiamo a spasso, abbiamo circa 86 miliardi di neuroni. Sì, avete letto bene: ottantasei MILIARDI.
A cosa servono tutti questi neuroni?
Beh, tra le altre cose, a permetterci di fare migliaia di vaccate in milioni di modi diversi! 😂
Scherzi a parte (ma non troppo), questa cifra impressionante ci è stata fornita con più precisione da una neuroscienziata brasiliana, Suzana Herculano-Houzel, che con il suo metodo del “frullatore neuronale” (isotropic fractionator – suona come un elettrodomestico da scienziato pazzo, vero?) ci ha dato una stima più accurata. Prima si navigava un po’ a vista, con stime che andavano dai 10 ai 100 miliardi. Immaginate l’inventario!
E perché è importante sapere questo? Perché gestire questa folla di “operai specializzati” è fondamentale. Hai presente Inside out?
Se non sai come funziona la tua squadra, come fai a farla giocare al meglio? 🤔
Ok, ma nella vita di tutti i giorni? Tipo al lavoro?
Le neuroscienze al lavoro non sono la solita moda passeggera tipo i pantaloni a zampa d’elefante che tornano ogni dieci anni. No, qui parliamo di roba seria che può davvero fare la differenza tra sopravvivere alla settimana lavorativa e… farlo in modo consapevole!
Ecco a cosa possono servire le neuroscienze sul serio, senza fuffologia spinta:
- Autoconsapevolezza, questa (s)conosciuta, sapere cosa frulla nel cervello quando siete sotto pressione o durante quella riunione che sembra non finire mai, vi permette di non reagire come un gatto a cui hanno pestato la coda. È come avere un grillo parlante che vi dice: “Ehi, calma, stai andando in modalità ‘attacco o fuga’ per una semplice email!”. (Consiglio spassionato: di solito non serve scappare urlando).
- Stress? No, grazie, ho già dato!, tecniche basate sul biofeedback (che non è un nuovo tipo di dieta, tranquilli), pratiche di consapevolezza come la mindfulness ma non solo, ci insegnano a intercettare i segnali di tensione e a gestirli. Immaginate di poter abbassare il volume dell’ansia come fate con la suoneria del telefono durante un film. Utile, no? 😌
- Concentrazione, mon amour, saper entrare nel giusto stato mentale a seconda del compito che dobbiamo affrontare e degli obiettivi che dobbiamo raggiungere, ci aiuterà a performare al meglio. Con qualche trucchetto è possibile entrare più facilmente nello stato di “flow”, quella condizione magica in cui siete talmente immersi in quello che fate che il tempo vola e la produttività va alle stelle, è un po’ come avere il superpotere dell’efficienza! 🦸♀️🦸♀️
- Leadership con il turbo, un manager che capisce come funziona il cervello del suo team è un manager che comunica meglio, motiva di più e costruisce ponti invece di muri. È come avere gli occhiali a raggi X per capire i bisogni (quasi) nascosti dei collaboratori.
- Venditori, a me gli occhi!, leggere le espressioni facciali di un cliente (quel piccolo tic all’occhio quando dite il prezzo), gestire l’emotività prima di una trattativa importante, usare il tono di voce giusto, possono essere fondamentali durante una negoziazione (e una partita a poker…).
- Decisioni, decisioni… senza farsi fregare!, le neuroscienze ci aiutano a smascherare i bias cognitivi, quei piccoli gremlin dispettosi che ci fanno prendere cantonate pensando di essere dei geni. Imparare a riconoscerli è come avere un antivirus per le scelte sbagliate. 🛡️
- Il linguaggio segreto del corpo (e dei neuroni specchio), un sorriso al momento giusto, uno sguardo che trasmette fiducia, un tono di voce pacato. I nostri neuroni specchio sono lì, pronti a farci entrare in sintonia con chi ci ascolta.
Smetti di piantare i chiodi con le banane!
Ignorare come funziona il nostro cervello è un po’ come ostinarsi a piantare un chiodo con una banana. Magari dopo mille tentativi uno entra, ma quanta fatica sprecata (e che casino!)?
Se continuiamo a reagire d’impulso, a stressarci inutilmente, a comunicare come se parlassimo lingue diverse (anche all’interno dello stesso ufficio), a prendere decisioni basate sull’umore del momento o sull’ultima cosa che abbiamo sentito rischiamo di combinare solo grandi pasticci. 🍌🔨
Non vi sto dicendo che da domani mattina, leggendo un paio di articoli, diventerete dei cyborg telepatici capaci di prevedere il futuro (peccato, eh? stavate già prenotando per il casinò?).
Però, iniziare a capire i meccanismi base del nostro cervello, come gestiamo le emozioni (ricordate? GESTIRE, non rimuovere, silenziare o sopprimere), come funziona la nostra memoria (e perché a volte ci abbandona sul più bello), come reagiamo agli stimoli… beh, questo sì che può fare la differenza.
E badate bene, non serve solo a fare introspezione da monaci tibetani!
Capire come funziona il nostro cervello ci dà una marcia in più anche per capire quello degli altri.
Pensate a chi, come me, si ritrova spesso a parlare davanti a un pubblico. Un oratore con qualche nozione di neuroscienze in tasca sa “tastare il polso” della sala.
Capisce quando è il momento di alleggerire con una battuta, quando accelerare perché l’energia sta calando, quando rallentare per far sedimentare un concetto tosto, o quando approfondire perché l’interesse è palpabile.
Nei miei speech, so quanto sia importante creare empatia, mettersi nei panni di chi ascolta, trovare quei punti di contatto in cui il pubblico si riconosce, annuisce e magari si fa pure una risata.
È un po’ come avere delle antenne supersensibili per l’attenzione e le emozioni altrui. Tutto ciò non è magia, è neuro-intelligenza sociale applicata! 😉🎤
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Dai una lettura al libretto di istruzioni del tuo cervello: può essere una svolta
Il nostro cervello è la macchina più incredibilmente complessa e affascinante che possediamo.
Sai la buona notizia?
Il libretto d’istruzioni è dentro di noi, scritto nel linguaggio delle connessioni neurali. Le neuroscienze ci offrono gli strumenti per iniziare a decifrarlo.
Quindi, la prossima volta che vi sentite come un software che va in crash continuo, fermatevi un attimo. Respirate. E magari, invece di imprecare contro l’universo, chiedetevi: “Cosa sta succedendo nella mia cabina di pilotaggio? E in quella di chi ho di fronte?”.
Non dico di diventare tutti neuroscienziati con il camice bianco e l’aria perennemente interrogativa (anche se, ammettiamolo, ha il suo fascino).
Ma iniziare a sbirciare dietro le quinte del nostro “teatro cerebrale” e di quello altrui, come dico nei miei speech, può davvero migliorare il modo in cui ci rapportiamo con gli altri (e con noi stessi!), sia a lavoro che nella vita di tutti i giorni.
E poi, oh, anche vincere a Trivial Pursuit, mica è ‘na roba da buttar via!🧠








