Uno speaker comico per aziende è quello che ti spiega il cambiamento... senza farti desiderare il teletrasporto | Diego Parassole

Uno speaker comico per aziende è quello che ti spiega il cambiamento… senza farti desiderare il teletrasporto

La comicità ben costruita diventa un linguaggio capace di sciogliere le difese, trasformare lo scetticismo in curiosità e portare le persone a riconoscersi nelle dinamiche aziendali più delicate

C’è una sensazione molto precisa, quasi chirurgica, che tende a manifestarsi intorno alla seconda ora di una presentazione aziendale.

Quella specie di formicolio che parte dalla punta dei piedi e vi suggerisce che, in fondo, la vita da eremita in una grotta dell’Appennino tosco-emiliano non deve essere poi così male…

Ecco. Quello è il momento in cui il vostro cervello sta cercando un pulsante di espulsione di emergenza. 🚨

Il cambiamento in azienda è una parola pericolosa.

Se ci fate caso, provoca reazioni fisiche misurabili, degne di un documentario del National Geographic sulla fauna in pericolo: sospiri profondi che prosciugano l’ossigeno nella sala riunioni, sguardi vitrei persi nel vuoto cosmico e un improvviso, irrefrenabile bisogno di controllare le email sullo smartphone (anche se le uniche notifiche sono spam).

Perché succede? Perché siamo persone orribili e resistenti al progresso?

Ma no! Succede perché il cambiamento viene spesso raccontato male. Viene servito con contorni di slide infinite, in un linguaggio opaco e con frasi motivazionali che sembrano tradotte con Google Translate da un manuale scritto per robot demotivati. 🤖

In questo scenario apocalittico entra in scena lui (o meglio, entro in scena io, ma non vorrei sembrare troppo egocentrico): lo speaker comico per aziende (o business comedian, per dirla all’americana).

Una figura che ha un compito preciso: spiegare trasformazioni complesse senza farvi rimpiangere l’assenza del teletrasporto di Star Trek.

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Dietro una risata c’è la conoscenza di meccanismi organizzativi e psicologici

Mettiamo subito le cose in chiaro, perché ci tengo alla mia reputazione (e a quella dei miei colleghi). Uno speaker comico efficace non è un intrattenitore improvvisato che si è messo una giacca per l’occasione, né un cabarettista che prova le battute del sabato sera davanti a un consiglio di amministrazione perplesso.

Sarebbe un disastro. Sarebbe come chiedere a un idraulico di operarvi a cuore aperto solo perché è bravo ad aggiustare le cose. 🔧🫀

Un vero professionista della risata aziendale conosce le dinamiche organizzative.

Conosce i meccanismi psicologici della resistenza al cambiamento (quella vocina che ti dice “ma abbiamo sempre fatto così, perché dobbiamo cambiare il gestionale proprio adesso che avevo imparato la password?!”).

Conosce il valore dell’ironia come strumento di comprensione, non di distrazione.

La comicità, quando è ben costruita, è un hacker favoloso, in grado di penetrare anche nel sistema più chiuso e diffidente. Abbassa le difese immunitarie del vostro scetticismo, crea un’attenzione quasi magnetica e rende accettabile anche ciò che, a freddo, il vostro cervello rifiuterebbe come una chiamata di un call center alle 13 e 50 mentre state pranzando.

La scienza dietro la risata: lo “switch” emotivo

Qui entra in gioco la parte succosa e un po’ nerd che mi piace tanto. 🤓

C’è una ricerca affascinante condotta da Martin Stokke e Tove Anita Fiskum (nomi che ispirano già una certa serietà nordica), intitolata “Teachers’ use of humor to support students’ emotional regulation“.

Lo studio, basato sulla reversal theory di Michael Apter, analizza come l’umorismo funzioni come un vero e proprio “switch”, un interruttore. 💡

Immaginate il vostro stato d’animo come un termostato. Quando si parla di “riorganizzazione aziendale” o “nuovi processi”, il termostato schizza su emozioni “difficili”: stress, ansia, noia mortale, rabbia repressa.

Stokke e Fiskum ci spiegano che l’umorismo ha il potere di spostare l’interruttore verso stati più funzionali: dalla tristezza alla serenità, dalla tensione al rilassamento, dalla modalità “compito noioso” alla modalità “gioco e scoperta”.

In pratica, la risata non elimina il problema (il nuovo software arriverà comunque, mi dispiace), ma riduce l’intensità emotiva negativa. Rende la situazione gestibile. Fa passare il cervello dalla modalità Sopravvivenza: scappa o fingiti morto alla modalità Curiosità: vediamo di che si tratta.

È neuroscienza, ma detta con il sorriso. 😉

Raccontare la verità come un business comedian

Il punto centrale è che il cambiamento spaventa perché mette in discussione le nostre sacre abitudini. Procedure, ruoli, identità professionali. Raccontare tutto questo in modo serio e rigido produce l’effetto “muro di gomma”.

La risata, invece, apre uno spazio di ascolto. Quando faccio uno speech, il mio obiettivo è permettere alle persone di riconoscersi. Parlo dei paradossi quotidiani del lavoro, delle riunioni che potevano essere una mail, di quei processi aziendali che nessuno ha mai progettato davvero ma che tutti seguono con una disciplina quasi religiosa.

Per un pubblico esigente, fatto di manager, imprenditori e professionisti che fiutano la “fuffa” a chilometri di distanza, le battute devono giustamente avere sostanza.

Non ridi perché ho fatto una faccia buffa. Ridi perché ho appena descritto esattamente quello che succede nel tuo ufficio ogni lunedì mattina. Ridi perché l’umorismo diventa un linguaggio per dire cose serissime ma con la leggerezza di un palloncino (senza la sorpresa del gavettone!). 🎈

Un business comedian traduce il cambiamento in esempi concreti. Racconta cosa succede quando questa parola viene ripetuta così tante volte da perdere significato, diventando solo un rumore di fondo. Lo fa con ritmo, evitando la caricatura facile e puntando su una comicità che ti fa pensare: Cavolo, è vero. Siamo proprio noi.

Il risultato di questo approccio è, onestamente, sorprendente. Le persone ascoltano. Ma ascoltano davvero. Il messaggio passa perché non viene imposto dall’alto come una tavola della legge, ma viene condiviso orizzontalmente attraverso l’empatia.

Il cambiamento smette di sembrare una minaccia astratta e diventa una storia umana, accessibile, a volte persino familiare. Non servono uscite di sicurezza o piani di fuga. Si esce dalla sala con la sensazione che, forse, affrontare tutto questo insieme sarà meno traumatico del previsto.

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Siete pronti a cambiare idea sul cambiamento?

Se state organizzando la prossima convention o l’evento aziendale dell’anno e volete evitare l’effetto “sguardo nel vuoto” della slide 177, forse è il momento di provare qualcosa di diverso.

Tra i miei speech, a questo proposito, c’è “Change your mind – per imparare a cambiare più velocemente del cambiamento“.

YouTube video

Qui parlo di come il cambiamento viene vissuto davvero nella testa delle persone, non sui grafici di Excel. Parlo di quel mix di stress, diffidenza e pigrizia che colpisce anche gli individui più illuminati.

Perché sappiamo razionalmente che cambiare è necessario, ma il nostro cervello fa di tutto per sabotarci? Perché la frase Si è sempre fatto così ha la resistenza di un batterio super-corazzato? 🦠

Nel mio speech uso le neuroscienze (spiegate facili, giuro!) e tanta, tanta ironia per smontare alibi e paure. Vi mostrerò come il cambiamento può diventare più rapido, più umano e incredibilmente meno faticoso.

Se volete offrire al vostro team una chiave di lettura concreta per affrontare le trasformazioni senza combattere contro il proprio cervello (e magari facendosi pure due risate intelligenti), potete rivolgervi a me.

Vi prometto che nessuno desidererà il teletrasporto. Al massimo, vorranno che lo speech duri ancora un po’. 🎤

Conosciamoci meglio!

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