La risata migliora l’engagement. Lo dice la scienza, lo confermano le facce sveglie dopo pranzo | Diego Parassole

La risata migliora l’engagement. Lo dice la scienza, lo confermano le facce sveglie dopo pranzo

Quando il pubblico lotta contro il brasato e i neuroni vanno in modalità risparmio energetico, una risata ben piazzata può diventare più efficace di un energy drink

Diciamocelo fuori dai denti: tenere un discorso dopo pranzo è una disciplina estrema. È uno sport per temerari, un po’ come il salto con l’asta dopo una sagra della polenta 🤸‍♂️😮‍💨. Davanti a te non hai un pubblico, ma un reparto di gastroenterologia emotiva in piena attività!

C’è chi sta ancora faticosamente negoziando con una carbonara, chi ha appena firmato un armistizio precario con il tiramisù e chi sta fissando il vuoto cercando di ricordare quante tartine al salmone ha trangugiato.

Gli occhi sono (tecnicamente) aperti, ma lo sguardo è altrove, in una dimensione parallela dove regna il silenzio e la penombra. I cervelli hanno abbassato le tapparelle e il sistema nervoso ha deciso che il core business della giornata è il pisolino. 😴

In quel momento, il relatore non sta competendo con altri speaker o con le slide dei colleghi. No, il vero nemico è il metabolismo. Qui la risata può essere quella scossa elettrica che riporta l’anima nel corpo dei presenti.

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Perché ridere è una faccenda dannatamente seria

La risata è un segnale cognitivo prima ancora che emotivo. Indica attenzione, presenza mentale, capacità di seguire un discorso senza affaticamento. Avete mai notato come, dopo una battuta ben riuscita, l’aria nella stanza sembri cambiare? Le spalle si rilassano, le schiene si raddrizzano e, improvvisamente, le “facce da abbiocco” tornano a essere sguardi curiosi. 🧐

In quel momento critico della giornata, l’umorismo svolge una funzione misurabile di riattivazione mentale. Dal punto di vista neuroscientifico, ridere è come offrire al cervello un cocktail di dopamina senza gli effetti collaterali del giorno dopo.

Riduce il carico cognitivo percepito: il pubblico elabora le informazioni con minore resistenza e mantiene il focus più a lungo. In termini di engagement, il risultato è matematico: cresce la soglia di attenzione e migliora la memorizzazione dei contenuti.

Lo dice la scienza: l’umorismo come acceleratore di apprendimento

Se pensate che la risata sia solo un “contorno piacevole”, lasciate che vi racconti cosa dice la ricerca. Non lo dico io perché mi piace stare sul palco (anche se è vero), lo dicono gli studi accademici.

Prendiamo la ricerca di Rachid Elkhayma pubblicata sull’”International Journal of English Literature and Social Sciences”. Elkhayma ha studiato il ruolo dell’umorismo nell’insegnamento. Ha preso due gruppi di studenti: uno esposto a lezioni tradizionali (una gioia, immagino) e l’altro a lezioni che integravano l’instructional humour — ovvero ironia, video divertenti e commenti arguti, tutto rigorosamente collegato alla materia. 📚

I risultati? Il gruppo “allegro” ha mostrato meno ansia, più motivazione e una partecipazione attiva decisamente superiore. L’assenza di umorismo nel gruppo di controllo è stata associata a una maggiore rigidità e a una fatica cronica nel mantenere l’attenzione. L’umorismo non era una distrazione, era il binario su cui correva l’apprendimento.

Il cervello deve “lavorare” per ridere (e questo è un bene!)

Ma c’è un elemento ancora più interessante. Uno studio pubblicato sul Journal of the Scholarship of Teaching and Learning da Hackathorn e colleghi ha analizzato in modo empirico l’efficacia dell’umorismo in aula, andando oltre le semplici impressioni.

La ricerca dimostra che l’umorismo non migliora solo la capacità degli studenti di ricordare informazioni, ma incide in modo netto sulla comprensione dei concetti.

Il motivo è preciso. Per cogliere una battuta, un gioco di parole o un’incongruenza, lo studente non può restare passivo. Deve richiamare conoscenze già acquisite, collegarle tra loro e interpretare il significato nascosto dello stimolo comico. In pratica, deve “lavorare” mentalmente per arrivare alla risata.

Questo sforzo cognitivo rende l’informazione più rilevante, più distintiva e quindi più facile da ricordare nel tempo. Il concetto non viene solo ascoltato, ma elaborato. Ed è proprio questa elaborazione attiva che lo rende memorabile.

In sintesi: quando un concetto difficile passa attraverso la risata, smette di essere astratto e diventa qualcosa che resta.

La risata come strumento di potere (quello buono)

Nel public speaking professionale la risata è uno strumento retorico di precisione che rafforza autorevolezza e credibilità. 🎤

Un relatore che sa inserire un momento di ironia controllata dimostra tre cose fondamentali:

  1. Padronanza del contesto: sa esattamente cosa sta succedendo in sala (compreso l’abbiocco da brasato di cui sopra).
  2. Sicurezza nel messaggio: solo chi domina davvero un argomento può permettersi di scherzarci sopra.
  3. Capacità di leggere la platea: crea un’alleanza emotiva con chi ascolta.

Spesso l’umorismo agisce come un “reset attentivo”. Spezza la monotonia di una sfilata di grafici a torta 🎂 (che nome ingannevole, specie quando si ha un certo languorino…) e prepara l’ascoltatore a ricevere il passaggio chiave del discorso. È come premere il tasto “aggiorna” sul browser del cervello del pubblico. 🔄

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Una micro-alleanza contro la noia

C’è un ultimo aspetto fondamentale: la relazione. Ridere insieme costruisce una micro-alleanza. Riduce la distanza tra il palco e la platea senza abbassare il livello dei contenuti. Anzi, facilita l’accesso a concetti complessi. Questo è vitale nelle presentazioni tecniche, nelle convention aziendali o nei contesti formativi avanzati, dove il rischio di “coma da PowerPoint” è sempre dietro l’angolo.

L’umorismo efficace non è mai casuale: è calibrato, strategico e rispettoso. È una competenza professionale a tutti gli effetti, non un vezzo per chi vuole fare il simpatico a tutti i costi. Ignorare il potere della risata significa rinunciare a uno degli strumenti più potenti per avere un impatto reale.

Volete che il vostro prossimo evento aziendale sia ricordato per i contenuti e non per la qualità del catering (che tanto quella se la scordano tutti dopo due ore)?

Se state cercando uno speaker che sappia unire rigore scientifico, visione strategica e quel pizzico di sana follia che tiene tutti svegli (anche dopo la lasagna), allora dobbiamo assolutamente parlare. Trasformiamo la vostra convention in un’esperienza dove la risata è il carburante per l’engagement e i messaggi chiave rimangono impressi nei cervelli (finalmente riattivati) del vostro team.

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