Come rendere memorabile un evento aziendale? Aggiungi risate, togli la noia | Diego Parassole

Come rendere memorabile un evento aziendale? Aggiungi risate, togli la noia

Quando si ride, il cervello smette di sbadigliare e si mette a prendere appunti: è lì che la formazione fa centro

Ci sono segnali inequivocabili per capire se un evento non sta funzionando: basta osservare la platea.

Se notate i colleghi che controllano le notifiche del telefono sotto il tavolo con aria furtiva come quando copiavano il compito alle medie, altri che annuiscono con gli occhi persi in uno stato di trance mistica e il relatore che parla con il tono monocorde di chi sta leggendo il bollettino del traffico alla radio… beh, è in quel momento che si accende la spia rossa: “Houston, abbiamo un problema!”

Rendere memorabile un evento aziendale è una missione tutt’altro che impossible!

Significa prendere quel semplice appuntamento in calendario e trasformarlo in un’esperienza che si tatua nella corteccia cerebrale dei partecipanti, come una newsletter da cui non riesci a disiscriverti.

Oggi vi svelo il segreto per ottenere questo risultato: l’umorismo.

Quello edificante, intelligente, calibrato e strategico. Quello che non fa ridere per distrarre, ma ridefinisce l’attenzione prima ancora che qualcuno cerchi l’uscita di sicurezza.

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L’umorismo mette il turbo alla memoria

Prima di pensare che inserire una battuta durante un evento sia solo un trucco da conferenziere brillante, vale la pena guardare cosa succede davvero nella testa di chi ascolta.

Non si tratta soltanto di “alleggerire l’atmosfera”: l’umorismo modifica il modo in cui il cervello elabora l’informazione, attivando attenzione sostenuta, elaborazione più profonda e una predisposizione naturale a ricordare ciò che suscita emozioni positive. Ed è qui che arriva una delle ricerche più affascinanti sull’argomento.

Stephen R. Schmidt e Alan R. Williams, nel loro studio “Memory for Humorous Cartoons”, hanno preso le vignette di Gary Larson e le hanno trasformate in un test micidiale per la memoria umana.

Hanno creato tre versioni: quella originale (davvero divertente), una versione “letterale” senza humour e una versione “weird”, cioè strana ma non comica.

Hanno mostrato tutto a partecipanti ignari, chiedendo poi un richiamo inatteso.

Il risultato è stato netto: le vignette umoristiche venivano ricordate molto più delle versioni neutre o bizzarre, anche quando queste ultime erano altrettanto sorprendenti.

La parte interessante? L’effetto non dipendeva dall’incongruità visiva o dalla stranezza dell’immagine: dipendeva esclusivamente dall’umorismo.

Il cervello dedicava più risorse cognitive ai cartoni divertenti, come se l’umorismo attivasse un meccanismo spontaneo di “attenzione premium”.

In altre parole, mentre una slide neutra scivola via come pioggia sui vetri (o “lacrime nella pioggia”, per chi ricorda il film Blade Runner!), un contenuto comico diventa un post-it mentale impossibile da ignorare.

Ed è proprio questo che vogliamo ottenere in un evento aziendale.

L’umorismo come ingrediente, non come contorno 🍝

Devo essere sincero. C’è un errore comune che vedo fare spesso: trattare l’ironia come un po’ d’olio extravergine messo sopra il piatto alla fine, giusto per fare scena.

Sbagliato. L’umorismo deve essere il sale, la spezia, la salsa che dà carattere al piatto. Deve essere integrato nella struttura stessa dell’evento.

Immaginate di dover spiegare un concetto complesso, magari un cambiamento nei processi aziendali che spaventa tutti. Potete mostrare un diagramma di flusso incomprensibile, oppure potete raccontare una storia.

Potete paragonare la vecchia procedura a quel cassetto della cucina dove finiscono le batterie scariche, le chiavi misteriose che non si sa che porte aprano e le istruzioni della lavatrice del ’98: un caos che conosciamo tutti.

Usare situazioni lavorative riconoscibili e racconti leggeri permette all’audience di identificarsi.

La comicità funziona perché abbatte le difese.

In un contesto aziendale formale, siamo tutti un po’ rigidi, preoccupati di sembrare professionali, col timore di fare la domanda sbagliata.

Una risata condivisa è come sciogliere il nodo della cravatta (o togliersi i tacchi dopo otto ore): è un sollievo fisico e mentale.

Abbassa la tensione, riduce la sensazione di essere sotto esame e crea un clima in cui le persone si sentono libere di partecipare, chiedere e confrontarsi.

Ritmo, maestro! (E scenografie che non conciliano il sonno) 🥁

Un evento memorabile ha bisogno di ritmo. Pensatelo come una canzone rock o un buon film d’azione. Se tutto è piatto e uguale, l’attenzione crolla dopo pochi minuti.

La scenografia e la gestione del tempo giocano un ruolo fondamentale. Un ambiente dinamico, supporti visivi curati (per favore, usiamo immagini che ispirano, non elenchi puntati infiniti!) e un’alternanza sapiente tra contenuti seri e momenti leggeri sono essenziali.

Meglio evitare i “blocchi monolitici” tipo Stonehenge di due ore…

La risata serve a questo: a creare “pause respiratorie”.

Serve a resettare l’attenzione tra un modulo e l’altro.

La risata non sostituisce il contenuto: lo rende digeribile.

E se avete ancora dubbi sul fatto che l’umorismo renda i contenuti più digeribili, arriva in soccorso un’altra ricerca illuminante: “Humour and Ad Memorability” di Kellaris & Cline (2007), pubblicata su Psychology & Marketing.

I due studiosi hanno analizzato centinaia di annunci per capire perché alcuni restano impressi nella mente, mentre altri vengono dimenticati prima ancora che finisca lo spot.

Il cuore della ricerca è che l’umorismo funziona davvero, ma non sempre e non comunque.

Kellaris e Cline individuano tre elementi decisivi. Il primo è l’expectancy: quando una battuta arriva fuori schema, la sorpresa genera un picco di attenzione che migliora la codifica del messaggio.

Il secondo è la relevancy: una gag scollegata dal contenuto non serve a nulla; anzi, rischia di far ricordare solo la battuta e non il messaggio. L’umorismo, per funzionare, deve essere cucito addosso al tema.

Il terzo è il need for humor del pubblico: chi apprezza naturalmente l’umorismo ricorda molto meglio gli annunci comici, mentre chi non ha questa predisposizione mostra un effetto più debole.

La conclusione dello studio è cristallina: l’umorismo, se progettato bene, non è un orpello scenico, ma una leva cognitiva che amplifica attenzione, coinvolgimento ed efficacia del messaggio.

Ed è esattamente ciò che serve in un evento aziendale!

Alternare momenti leggeri e contenuti solidi potenzia il messaggio, proprio come una pubblicità che colpisce e resta impressa.

Coerenza: ridere con uno scopo 🎯

Ovviamente, c’è una regola d’oro: la coerenza. L’umorismo deve sostenere il messaggio, deve essere il suo miglior alleato. Ogni interazione divertente deve avere un “perché”. Può servire a introdurre un concetto difficile, ad alleggerire una transizione o a rafforzare una call to action.

Se faccio una battuta sulla complessità di prenotare una sala riunioni, lo faccio per introdurre il nuovo software gestionale che risolverà il problema, non solo per lamentarmi. In questo modo l’evento resta autorevole, professionale ma diventa incredibilmente piacevole.

Inoltre, per quanto possibile, è preferibile trasformare l’aula da un luogo di ascolto passivo a uno spazio di relazione.

Coinvolgere il pubblico con domande, sondaggi live (magari con opzioni di risposta paradossali), micro-storie o brevi sketch crea un’energia circolare.

Le persone smettono di essere spettatori e diventano co-protagonisti.

E si sa, nessuno si addormenta se è parte dello spettacolo.

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Le risate sono una cosa seria (e io le prendo molto sul serio)

Dimenticate l’idea che per essere professionali occorre essere noiosi. Quello è un retaggio del passato, come i fax o le spalline imbottite nelle giacche anni ’80.

Oggi la professionalità passa per l’efficacia comunicativa. E l’efficacia passa per l’emozione.

Fare in modo che un evento resti impresso non dipende da effetti speciali hollywoodiani o da budget faraonici spesi in tartine al salmone (anche se quelle aiutano, non lo nego).

Dipende dalla capacità di far sentire le persone sveglie, presenti, vive.

Le risate non tolgono serietà al contenuto: tolgono la noia che lo ostacola!

Ecco perché nei miei speech faccio proprio questo: unisco l’informazione solida, quella che vi serve per crescere e migliorare il vostro business, con un’atmosfera che vi farà dimenticare di guardare l’orologio.

Porto sul palco argomenti complessi e li scompongo con l’ironia, uso paradossi per spiegare strategie e aneddoti di vita vissuta per illustrare teorie.

Se state organizzando il vostro prossimo evento aziendale, convention o meeting e volete evitare l’effetto “camomilla”, contattatemi.

Porterò i miei speech comici-formativi sul vostro palco.

I vostri collaboratori usciranno dalla sala con nuove competenze e con il sorriso di chi ha vissuto un’esperienza, non solo una riunione. (E vi ringrazieranno per non averli fatti morire di noia davanti alla slide 2167).

Siete pronti a rendere il vostro evento indimenticabile? Scrivetemi, e prepariamoci a ridere seriamente. 🚀🎤

Conosciamoci meglio!

GUARDA IL NUOVO SPEECH!

Comunicazione Efficace