Sì, la comicità facilita l'apprendimento in azienda: perché il cervello ride, ma intanto registra | Diego Parassole

Sì, la comicità facilita l’apprendimento in azienda: perché il cervello ride, ma intanto registra

I dati raccolti da esperimenti accademici mostrano che il cervello attiva risorse extra quando intercetta ironia, sorpresa e divertimento

Ce l’avete presente quella sensazione di torpore che vi assale verso la slide numero 47 di una presentazione aziendale? Quella in cui il relatore, con la verve di un bradipo sotto camomilla, sta leggendo un elenco puntato fittissimo mentre voi, mentalmente, state ripassando la lista della spesa o vi state chiedendo se il vostro gatto abbia scoperto dove tenete nascosto il vostro acquario? 🐈🐠🐟

Ecco. In quel momento il vostro cervello ha fatto ciao ciao, ed è andato alle Maldive.

Da anni mi occupo di public speaking e speech comici-formativi nelle aziende, e ho una teoria non scritta: se non ridono, non ascoltano. E se non ascoltano, beh, abbiamo sprecato tutti un sacco di tempo e caffè.

Ma la buona notizia è che non si tratta solo di una mia impressione da palco o di “sentimento”.

La scienza, intendo quella seria, con i camici bianchi e i grafici a torta, mi dà ragione.

Ridere non serve solo a sciogliere il ghiaccio (a quello ci pensa da solo il riscaldamento globale…).

Eh no, ridere è un vero e proprio “acceleratore cognitivo”.

Oggi vi porto a fare un giro dentro due ricerche scientifiche pazzesche che dimostrano perché un aneddoto divertente vale più di mille grafici Excel.

Mettetevi comodi (e posate quel report noioso). 🍿

Leggi anche: Come creare un’atmosfera divertente durante un evento aziendale senza ricorrere ai cori da stadio

Il segreto della Prof.ssa Hackathorn: ridere per capire

Facciamo un salto indietro al 2011. Immaginate un’aula della Saint Louis University. C’è odore di libri vecchi e di ansia pre-esame.

Qui, un team di ricercatrici, guidato da Jana Hackathorn, ha deciso di fare un esperimento sul campo con uno studio dal titolo “All kidding aside” (pubblicato sul Journal of the Scholarship of Teaching and Learning).

L’obiettivo? Capire se l’umorismo in aula servisse davvero a imparare o fosse solo un modo per rendere la docente più simpatica.

Hanno preso 51 studenti di psicologia sociale (le nostre cavie preferite) e hanno analizzato il loro apprendimento durante un intero semestre.

La prof, in alcune lezioni, spiegava concetti usando giochi di parole, clip video divertenti, aneddoti pop e meme; in altre lezioni, invece, spiegava e basta. “Seria”.

Hanno poi testato gli studenti usando la tassonomia di Bloom.

No, non è una pianta esotica, è una scala che misura come impariamo: Conoscenza (ricordo le info), Comprensione (ho capito il senso) e Applicazione (lo so usare).

Il risultato? Boom. 💥
L’umorismo ha stracciato la noia.

Sulla semplice Conoscenza, i concetti spiegati con una battuta sono stati ricordati correttamente nel 71% dei casi, contro il 60% di quelli “seri”. Ma il dato che mi ha stupito di più è quello sulla Comprensione: 80% contro 67%.

Capite la portata?

Quando ridiamo, non stiamo solo “registrando” l’informazione, la stiamo capendo a un livello più profondo.

Il cervello, divertito, abbassa le difese e dice: “Ehi, questa roba mi piace, fammela tenere stretta!”.

C’è un piccolo “però” (c’è sempre, nella scienza).

Sul livello di Applicazione, le differenze non erano significative.

Perché? Le ricercatrici suggeriscono che l’umorismo spesso usa l’esagerazione o il paradosso.

È ottimo per farti capire cosa non devi fare o per evidenziare un’incongruenza, ma magari non ti dà il modello esatto per risolvere un problema pratico immediato.

È un po’ come guardare una puntata di Paperissima: impari benissimo che non devi saltare dal tetto con un ombrello (comprensione), ma non impari necessariamente come si usa un paracadute (applicazione).

Il cervello che corre: l’esperimento dell’eye-tracking

Se la prima ricerca ci dice che l’umorismo “incolla” le informazioni alla memoria, la seconda ci spiega come lo fa in tempo reale.

Qui entriamo nel territorio di Zheng e Wang, due ricercatori che nel loro studio “Humor experience facilitates ongoing cognitive tasks” hanno deciso di tracciare letteralmente gli occhi delle persone. 👀

La loro domanda era figlia delle teorie dell’embodied cognition, ovvero: può l’emozione fisica del divertimento rendere il cervello più veloce?

Hanno preso 32 madrelingua cinesi e hanno fatto leggere loro tre tipi di frasi: giochi di parole divertenti, frasi normali e frasi senza senso. Hanno usato l’eye-tracking per vedere dove si posava lo sguardo e per quanto tempo.

Qui succede la magia. 🪄
Quando leggete una battuta, c’è un momento, chiamiamolo “il dosso”, in cui il cervello si ferma un attimo sull’incongruenza (il gioco di parole).

I “tempi di fissazione” aumentano leggermente: il cervello dice “Aspetta, cosa?”

Ma un nanosecondo dopo, quando scatta la comprensione e arriva la risata interiore (il feedback affettivo), il cervello mette il turbo.

I ricercatori hanno scoperto che, dopo aver colto la battuta, i partecipanti leggevano il resto della frase e passavano al compito successivo molto più velocemente rispetto alle frasi serie.

È come se la risata fosse un energy drink neurale.

L’emozione positiva riduce le “regressioni oculari” (quel tornare indietro con gli occhi quando non capisci) e fluidifica tutto il processo.

Più la frase era giudicata divertente, più veloce era la lettura.

Il cervello non si distrae ridendo, al contrario, si attiva!

Perché questo cambia tutto (anche il vostro prossimo evento aziendale)

Quindi, cosa ci portiamo a casa da queste due perle scientifiche? (A parte la voglia di fare battute brutte ai colleghi?).

Ci portiamo a casa la consapevolezza che la comicità in azienda non è la “pausa ricreazione”.

È uno strumento didattico potentissimo.

Quando salgo sul palco per uno speech, non cerco risate facili parlando dei disagi delle call su Zoom.

Nient’affatto, utilizzo la risata per hackerare gentilmente il vostro sistema di apprendimento.

  1. Aggancio l’attenzione: se uso l’ironia, voi passate dalla modalità “risparmio energetico” alla modalità “spugna”. La vostra comprensione schizza all’80%.
  2. Accelero il pensiero: quel piccolo momento di gioia vi rende più ricettivi, concentrati e meno propensi a bloccarvi.

Imparare ridendo è un po’ come mangiare le verdure nascoste in una lasagna buonissima: ti fanno bene, ma te ne accorgi solo perché sei felice. 😋

Leggi anche: Quali spettacoli funzionano meglio per una convention aziendale? Dritti al punto (ma con il sorriso)

Il cervello che ride è un cervello che lavora meglio

Siamo onesti: il mondo del lavoro è già abbastanza serioso. Tra deadline, budget e file Excel che non si aprono, abbiamo davvero bisogno di aggiungere anche la noia mortale durante la formazione o gli eventi corporate?

Come vi ho mostrato, il cervello che ride è un cervello che lavora meglio, capisce di più e corre più veloce.

Quindi, la prossima volta che dovete organizzare un evento aziendale, una convention o un momento di formazione, avete due scelte:
potete ingaggiare qualcuno che legga le slide con il tono di un notaio del 1800 (efficacia sulla comprensione: bassa. Rischio narcolessia: alto).
Oppure potete chiamare me. 🙋‍♂️

Nei miei speech non prometto di trasformarvi in neuroscienziati in 45 minuti, ma vi prometto che uscirete dalla sala con dei concetti solidi in testa, un sorriso stampato sulla faccia e, soprattutto, con la voglia di applicare quello che avete sentito.

E magari, chissà, vi ricorderete persino tutto l’80% dei contenuti…

Facciamo che ci sentiamo? Qui potete compilare il form per contattarmi.

Il vostro ippocampo mi ringrazierà. 😉

Conosciamoci meglio!

GUARDA IL NUOVO SPEECH!

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