👧 Immaginate una bambina, chiamiamola Carolina, che decide di scrivere una lettera alla sua eroina sportiva, la velocista olimpica Sydney McLaughlin-Levrone.
“Papà, mi aiuti a scrivere la letterina?”
“Certo, prendi carta e penna…”
“Ce l’ho già, papà!”
“… non parlavo con te Carolina!”
Eh sì, perché il papà, invece di sedersi a fianco di Carolina e aiutarla a tirare fuori la sua fantasia, chiede una mano a Gemini, l’Intelligenza Artificiale di Google.
“Gemini, scrivi una lettera a Sydney McLaughlin-Levrone per mia figlia. Dev’essere piena di passione, deve trasmettere l’ammirazione di Carolina per lei. Mi raccomando, scrivi come una bambina di 7 anni. E aggiungi che un giorno batterà il suo record del mondo… ma niente di serio 😀”.
👉 Vi sembra uno scenario realistico? Be’, lo è: questo che vi ho raccontato (in modo un po’ parafrasato 😅), è l’ultimo spot di Google, uscito proprio in occasioni delle Olimpiadi di Parigi.
🤖 “Dear Sidney” si è attirato le ire di molti utenti, che non trovano nulla di romantico nel chiedere all’AI di scrivere una lettera per una bambina. “Perché sederti con tua figlia e aiutarla a esprimere i suoi pensieri quando puoi semplicemente chiedere al robot di inventarli?” ha detto il social media manager del sito di news Semafor, non esattamente un luddista che spacca i computer a colpi di calamaio. E le reazioni di altri utenti non sono state più leggere…
Quale sarà il prossimo passo? Far scrivere all’AI la lettera a Babbo Natale? Mandare una mail alla fatina dei denti?
Il messaggio dello spot, diciamolo, è terribile: ma cosa fai, papà, insegni a Carolina a non pensare, a non dare sfogo alla fantasia, a non usare l’immaginazione… per farlo fare all’AI? Se poi un domani chiede a Gemini il tutorial per andare in bici senza rotelle, non sorprenderti!
E pensa quando arriverà a chiedere a Gemini un fratellino… lì ti voglio vedere! 😀
Diciamo che questo è il modo peggiore di usare l’AI: usarla per smettere di pensare. Chissà perché, ma a volte mi sembra che Google & Co. spingano in quella direzione…
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