A rendere fluida la dizione non è l’ispirazione del momento, ma un allenamento costante e spesso buffo quanto efficace
Vi ricordate quella scena cult in cui Robert De Niro, in Taxi Driver, si piazza davanti allo specchio e con aria minacciosa ripete “You talkin’ to me?” provando le sue facce cattive?
Ecco, noi non vogliamo fare paura a nessuno, ma l’idea è quella: restare davanti allo specchio, non per sembrare gangster metropolitani, bensì per allenarci a parlare senza balbettare o inciampare sulle parole.
Parlare in pubblico, per molti, ha lo stesso appeal di un appuntamento dal dentista dopo aver divorato un pacco di caramelle gommose. Ansia, sudorazione, il panico di incepparsi sulla parola più banale del vocabolario (tipo “ciao”).
Eppure, una parte della soluzione si trova in esercizi semplici che forse vi faranno sentire un po’ ridicoli ma funzionano davvero, ve lo garantisco!
Perché davanti allo specchio ci si può allenare anche a tenere il palco con voce chiara e sicura. Preparatevi: stiamo per entrare nel magico mondo degli scioglilingua e delle smorfie da Oscar.
Il cervello in palestra: la magia della memoria muscolare
Prima di tutto, una piccola rivelazione: parlare è un atto fisico. Certo, parte tutto dal cervello, ma a mettere in pratica i nostri pensieri c’è un team di muscoli degno di una squadra di ginnastica artistica: lingua, labbra, mascella, diaframma… un sacco di gente che lavora per noi.
E come ogni atleta, anche questo team ha bisogno di allenamento.
Qui entra in gioco un concetto affascinante: la memoria muscolare. Pensate a quando avete imparato a guidare. All’inizio, ogni movimento era un dramma: “Ok, frizione, prima, lascia la frizione piano, ODDIO STO ANDANDO A SBATTERE!”
Dopo mesi, guidate pensando alla lista della spesa mentre cambiate marcia senza neanche accorgervene. Il vostro cervello ha creato delle sinapsi, delle autostrade neurali, che hanno reso quei movimenti automatici.
Lo stesso, incredibile principio vale per il modo in cui parliamo. Allenare i muscoli facciali a scandire bene le parole li rende più “intelligenti” e reattivi. Quando sarete sul palco, non dovrete pensare a come articolare “infrastruttura”, perché i vostri muscoli lo sapranno già fare.
Saranno così allenati che potrete concentrarvi su quello che conta davvero: il messaggio, la connessione con chi vi ascolta e il non inciampare nel filo del microfono…
L’allenamento del campione: matite, masticate e tigri
Quindi, come si allena questa squadra di muscoli loquaci? Con esercizi che, visti da fuori, potrebbero far dubitare della vostra sanità mentale. Ma fidatevi, funzionano.
- La Lettura Masticatoria (e la matita del potere) 🦷: uno degli esercizi più efficaci, preso in prestito dal mondo del teatro, è quello che io chiamo la “lettura masticatoria”. Prendete un testo (magari proprio il vostro discorso) e leggetelo a voce alta esagerando la masticazione di ogni singola sillaba. Esatto, come se steste mangiando una cicca particolarmente ostinata.Vi sentirete un po’ scemi? Assolutamente sì.Il vostro gatto vi guarderà con disprezzo? Probabile.Ma state costringendo i vostri muscoli a lavorare il doppio, a definire ogni suono.
Una variante ancora più divertente? Mettete una matita di traverso tra i denti e provate a leggere. Sarete costretti a un lavoro di lingua e labbra da contorsionista per farvi capire. L’obiettivo non è essere chiari con la matita in bocca, ma essere incredibilmente fluidi e precisi una volta che la toglierete. Provare per credere.Nota importante: naturalmente questi esercizi vanno ripetuti più volte sullo stesso testo, se volete vedere dei risultati. Iginio Bonazzi, il mio primo maestro di dizione ci faceva scegliere un brano di un libro da 5 minuti, che leggevamo una volta al giorno per una settimana. La settimana successiva si cambiava brano!
- Lo Scioglilingua-Workout 👅: “trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando”. Alzi la mano chi non l’ha mai usato per sfidare un amico. Bene, ora usatelo per sfidare voi stessi.Gli scioglilingua non sono solo un gioco da bambini, ma un vero e proprio crossfit per la lingua. Obbligano ad articolare suoni simili e complessi in rapida successione, migliorando la dizione.
E non lo dico io, lo dice la scienza!Uno studio del 2024 pubblicato sull’AL-MIKRAJ Journal ha dimostrato come gli studenti che usavano gli scioglilingua per imparare l’inglese non solo migliorassero la loro pronuncia, ma si sentissero anche più sicuri e motivati.
In pratica, state giocando e potenziando il vostro carisma allo stesso tempo. Non male, vero?
Lo specchio: amico leale o spietato giudice?
Lo specchio può essere utile per esercitarsi nell’espressività, nella gestualità e per controllare la postura. Può avere senso usarlo anche durante gli scioglilingua, imparando a concentrarsi non solo sulla corretta pronuncia, ma anche sulle espressioni che accompagnano le parole. Ad esempio, si può recitare “trentatré trentini” con tono allegro, triste o in altre varianti emotive.
Ma attenzione, lo specchio è un’arma a doppio taglio.
Quando usarlo (modalità gioco ✅):
lo specchio è fantastico per giocare, per fare le smorfie, per allenare il sorriso. A volte abbiamo la sensazione interna di stare sorridendo ampiamente, ma la nostra immagine allo specchio ci mostra un’espressione degna di un controllore di tram particolarmente pignolo.
Lo specchio ci aiuta a calibrare la nostra percezione interna con la manifestazione esterna. È il nostro personal trainer dell’espressività.
Quando evitarlo (modalità performance 🚫):
quando provate il discorso vero e proprio, lo specchio potrebbe rivoltarsi contro di voi.
Tipo la strega di Biancaneve potrebbe tradirvi e dirvi che no… l’oratore migliore del reame non siete voi!
Perché? Perché mentre parlate, vi guarderete e inizierete a giudicarvi. “Guarda che faccia strana che ho fatto”, “Oddio, ho un capello fuori posto”, “Questa frase è suonata malissimo”.
Vi focalizzerete sull’errore, interrompendo il flusso e alimentando l’insicurezza.
Il trucco? Registratevi con il cellulare.
Fate la vostra prova, date il massimo, e solo dopo riguardatevi. Questo vi permette di separare il momento della performance da quello dell’analisi, un approccio molto più costruttivo e meno crudele verso voi stessi.
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Dalla smorfia al palco: la conclusione (quasi) seria
Potrà sembrare strano, ma c’è una linea diretta che collega una smorfia buffa fatta in solitudine nella vostra stanza e l’applauso che riceverete alla fine del vostro speech.
Ribadisco: questi esercizi non danno risultati immediati. Sono come andare in palestra: all’inizio è faticoso, a volte noioso, e non vedete subito i muscoli spuntare.
Io stesso, per correggere la mia “r” un po’ moscia (un simpatico souvenir delle mie origini alessandrine), ho passato ore a ripetere noiosissimi esercizi basati sulla posizione della lingua. Ma con il tempo, quel lavoro oscuro e ripetitivo ha dato i suoi frutti.
Parlare bene in pubblico non è un talento innato, è un’abilità che si costruisce. Con la tecnica, la pratica e, perché no, una sana dose di autoironia.
Se volete vedere come tutta questa ginnastica facciale si traduce in uno speech che funziona, che coinvolge, fa riflettere e diverte, invitatemi al vostro prossimo evento aziendale.
Prometto di arrivare sul palco senza matite in bocca e con una dizione talmente fluida che vi chiederete se ho passato la notte a litigare con trentatré tigri.🐅😉








