Viaggio nella biochimica della motivazione: perché la tua dopamina preferisce i video di gattini a quel progetto urgente in scadenza | Diego Parassole

Viaggio nella biochimica della motivazione: perché la tua dopamina preferisce i video di gattini a quel progetto urgente in scadenza

Le neuroscienze ci dicono perché le ricompense immediate battono (quasi sempre) gli obiettivi importanti ma lontani nel tempo

Vi è mai capitato di avere una scadenza imminente (diciamo, il progetto della vita che scade tra tre ore) e trovarvi improvvisamente a pulire con lo spazzolino da denti le fughe delle piastrelle in bagno o a guardare un tutorial su “come comunicare con i furetti”?

Non siete pigri. E non siete nemmeno “rotti”.

Siete semplicemente vittime – o meglio, spettatori – di un incredibile spettacolo biochimico che avviene dentro di noi.

In questo viaggio capiremo perché la dopamina si comporta come un DJ che insiste a mettere canzoni trash proprio quando avreste bisogno di un po’ di rumore bianco per concentrarvi e, soprattutto, come convincerla a cambiare finalmente playlist per rimettervi in carreggiata. 🎧

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La motivazione: il confine tra il “voglio” e il “faccio”

Partiamo dalle basi. Secondo gli studi di Eleanor Simpson e Peter Balsam (che probabilmente non passano le giornate a guardare gattini, ma studiano chi lo fa), la motivazione non è un vago sentimento spirituale, ma una funzione biologica di sopravvivenza. È l’energia che ci spinge verso il cibo, l’acqua e – per i più fortunati – un partner sociale.

Possiamo immaginare la motivazione così:

  1. La direzione: indica verso cosa stiamo puntando (il progetto urgente o il video del gatto che cade dal divano).
  2. L’intensità: indica quanta forza ci mettiamo (la grinta con cui digitiamo sulla tastiera o la velocità del pollice che scrolla su TikTok).

Il problema è che il nostro cervello deve decidere, in ogni singolo istante, dove andare a parare. E lo fa usando un criterio da contabile spietato: l’analisi costi-benefici. 📈

Il cervello valuta: Quanta fatica (fisica e mentale) mi costa finire quel report? E qual è la ricompensa? Un cenno di approvazione del capo tra un mese?

Poi guarda il video del gatto: Costo: zero fatica. Ricompensa: una scarica di piacere immediata.

Chissà come finisce questa storia… Ditemelo voi, perché io sono già al quinto video di gatti che suonano il pianoforte!

La dopamina è come un bambino in un negozio di giocattoli…

Qui dobbiamo sfatare un mito che gira spesso: la dopamina è definita per semplicità la molecola del piacere. Non proprio. Per capirci, se la dopamina fosse un’emozione, sarebbe il pregustare un piacere. È come quella sensazione che provate quando sentite l’odore della pizza mentre il cameriere si avvicina al tavolo, non quando date il primo morso.

Studi recenti (come quelli del Netherlands Institute for Neuroscience) hanno dimostrato che la dopamina gioca un doppio gioco degno di un film di spionaggio. 🕵️‍♂️

C’è un primo picco di dopamina che serve per l’apprendimento: vi segnala che “ehi, sta per succedere qualcosa di buono!”. Ma poi c’è un secondo segnale, un “plateau” prolungato, che è la vera spinta all’azione. È quello che vi tiene incollati alla sedia mentre cercate di risolvere un problema complesso.

Il punto è che per il progetto urgente, quel plateau di dopamina fa fatica a formarsi perché la ricompensa è troppo lontana nel tempo. Per il video di gatti, invece, il circuito è cortissimo. La dopamina è come un bambino piccolo in un negozio di giocattoli: vuole tutto e lo vuole adesso.

Perché preferiamo l’ignoto (o il superfluo)

Ma c’è di più. La dopamina non reagisce solo a ciò che è “buono”. Reagisce anche a ciò che è nuovo e inaspettato.

Il nostro sistema nervoso ha dei neuroni specializzati nella salienza motivazionale. Tradotto dal neuroscientifico: questi neuroni urlano “ATTENZIONE!” ogni volta che vedono qualcosa di insolito, che sia un pericolo o un’opportunità irripetibile (come uno sconto del 70% su un set di padelle che non vi servono).

Questo sistema di “allerta” è quello che vi fa sobbalzare quando arriva una notifica sullo smartphone. Non sapete cosa sia: potrebbe essere una mail del vostro cliente preferito o un invito a una cena imbarazzante, ma il solo fatto di non saperlo attiva il rilascio di dopamina.

La curiosità ha sequestrato la vostra attenzione, lasciandovi in balia di un video di un procione che balla. 📱

La magia della “motivazione intrinseca” (come fregare i video dei gattini)

Esiste però una speranza, e si chiama “motivazione intrinseca“. È quella spinta che ci fa fare le cose non perché “dobbiamo” o perché “ci pagano”, ma perché ci appassionano, ci divertono o ci fanno sentire competenti.

Gli studiosi Stefano Di Domenico e Richard Ryan ci dicono che la motivazione intrinseca è l’evoluzione del sistema di seeking (ricerca) che abbiamo in comune con tutti i mammiferi. È la voglia di esplorare l’ambiente. Quando entriamo in uno stato di flow – quel momento magico in cui il tempo vola e siamo totalmente immersi in un compito – il nostro cervello sta orchestrando una sinfonia perfetta tra dopamina, attenzione focalizzata e senso di autonomia.

In questo stato, la fatica mentale non viene percepita come un costo, ma come parte del piacere stesso. Il segreto per vincere la battaglia contro i video di gatti non è “forzarsi” (che consuma una quantità enorme di energia mentale), ma trasformare quel progetto in qualcosa di interessante, dividendo gli obiettivi in micro-sfide che rilascino piccole dosi di dopamina lungo il percorso.

In pratica, dovete imparare a dare dei piccoli croccantini al vostro procione interiore per convincerlo a camminare nella direzione che avete scelto voi. 🐾

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Perché vi racconto tutto questo?

Perché comprendere come siamo fatti cambia radicalmente il modo in cui lavoriamo, comunichiamo e guidiamo le persone.

Spesso, nelle aziende, cerchiamo di motivare i collaboratori (o noi stessi) usando solo la motivazione estrinseca: premi, bonus o minacce di sanzioni. Ma come abbiamo visto, questo è il modo più rapido per spegnere la curiosità e il desiderio di esplorazione.

Se vogliamo performance straordinarie e persone coinvolte, dobbiamo imparare a nutrire la motivazione intrinseca e il senso di autonomia, come ci suggeriscono studi come questo.

Durante i miei speech per eventi aziendali, non parlo solo di “obiettivi” o “strategie di vendita”. Parlo di esseri umani e di come funziona il nostro cervello.

Siete pronti a rivoluzionare il modo in cui la vostra squadra guarda alle sfide quotidiane? Contattatemi per organizzare uno speech che lascerà i vostri collaboratori con molte risposte e, promesso, zero voglia di guardare video di gatti durante le riunioni!

(Beh, forse non proprio zero… dopotutto siamo pur sempre umani!). 😉

Conosciamoci meglio!

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