Umorismo affiliativo: il supercollante che trasforma i rapporti professionali in alleanze solide (e più divertenti) | Diego Parassole

Umorismo affiliativo: il supercollante che trasforma i rapporti professionali in alleanze solide (e più divertenti)

Alcune battute valgono più di un brainstorming: creano complicità, disinnescano la tensione e mettono tutti sulla stessa lunghezza d’onda

Scommetto che almeno una volta vi è capitata una situazione simile. Siete tutti lì, inchiodati in riunione da più di un’ora, con le occhiaie che chiedono asilo politico.

Manca solo l’ultima slide, quella che, almeno in teoria, darà un senso a tutto.

Il capo dice: “E adesso, prima di pranzo, l’ultima slide!”

Ed è lì che succede. IL CONTRATTEMPO CHE ROVINA I PIANI.

Il proiettore lampeggia, si blocca per un secondo… e sullo schermo compare una foto.

Il collega dell’amministrazione, sdraiato su una spiaggia, addormentato, con un sombrero enorme in testa e un bicchiere di margarita poggiato sul petto, miracolosamente in equilibrio. Vicino a lui due mariachi sorridenti col pollice in su.

Silenzio totale. Poi, dal fondo della sala, il collega addetto all’IT, quello che non ride mai, commenta con voce serissima: “Finalmente una slide motivazionale decente”.

Risata generale. Anche i colleghi più annoiati, che fino a un secondo prima sembravano sul punto di fondare una nuova religione basata sulla disperazione, scoppiano a ridere.

In quell’attimo, il clima è cambiato: da tragedia aziendale a comica di gruppo.

La tensione si è sciolta, le persone hanno iniziato a parlare con più leggerezza e il resto della riunione (mancava poco, per fortuna!), incredibilmente, è filato via liscio.

È stato il perfetto promemoria che l’umorismo è una specie di supercollante che tiene insieme le persone. Aiuta a ricordare che siamo umani!

E ridere insieme, anche di una slide fuori posto, vale più di qualsiasi manuale di team building.

La cosa bella?

Non serve essere dei comici professionisti per usarlo.

Serve solo capire come funziona.

Leggi anche: La tua postura parla prima di te: cosa comunica (e come aggiustarla) nel public speaking

Cos’è questo “umorismo affiliativo”: quando la risata aiuta a fare gruppo!

Partiamo dalle basi. Non tutto l’umorismo è uguale.

C’è quello aggressivo (sarcasmo tagliente per sentirsi superiori, del tipo dire al collega più timido “uè, anche oggi abbiamo lasciato lo spirito di iniziativa a casa?”), quello auto-distruttivo (farsi del male per una risata, esagerando con l’autoironia: “fidatevi del mio lavoro (se amate il sadomasochismo…)”, quello auto-valorizzante (trovare il lato comico della vita per sentirsi meglio) e poi c’è lui, il nostro eroe: l’umorismo affiliativo. 🥳

L’umorismo affiliativo è quello che usiamo per connetterci con gli altri.

Sono le battute condivise, gli aneddoti divertenti sulla macchinetta del caffè che funziona a giorni alterni, il commento ironico sulle riunioni infinite, le prese in giro bonarie che non colpiscono mai sotto la cintura.

È l’arte di ridere con gli altri, non degli altri.

Pensare di essere divertenti insieme è la chiave

“Ok, bella teoria,” starete pensando, “ma dove sono le prove?” 🧐 Tranquilli, arrivano.

Una ricerca affascinante pubblicata sul Personality and Social Psychology Bulletin ha studiato l’impatto dell’umorismo nelle relazioni di coppia (ma può tornarci molto utile anche in ambito aziendale).

Lo studio, condotto da Mariah F. Purol e William J. Chopik, ha analizzato 337 coppie, scoprendo qualcosa di illuminante che possiamo tranquillamente “rubare” e applicare al mondo del lavoro.

Il risultato più succoso è questo: le coppie più felici non erano necessariamente quelle con uno stile umoristico identico, ma quelle in cui entrambi i partner credevano di avere un senso dell’umorismo simile.

Capito il trucco? È la percezione di somiglianza a fare la magia.

Sentirsi sintonizzati sulla stessa frequenza comica rafforza il legame molto più che raccontare la stessa barzelletta.

Trasliamolo in ufficio.

Un team dove i membri si sentono liberi di condividere una battuta, di creare un “inside joke” su un progetto dal nome improbabile o di mandare una meme nella chat di gruppo dopo una telefonata estenuante, è un team che sta costruendo un capitale di fiducia enorme.

Stanno dicendo, implicitamente: “Ti capisco. Vedo la stessa assurdità che vedi tu. Siamo alleati”.

In questo modo, come è facile intuire, si lavora molto meglio, in modo più produttivo, oltre che sereno! (È quanto sostiene questa ricerca pubblicata dal Journal of Managerial Psychology dal titolo: “A meta-analysis of positive humor in the workplace“).

Infine, tornando allo studio di Purol e Chopik, le persone più soddisfatte giudicavano il partner più divertente e più incline a usare umorismo positivo (affiliativo e auto-valorizzante).

Quelle meno felici, invece, percepivano più umorismo aggressivo.

Vi ricorda qualcosa? Quel collega che fa sempre battutine acide non sta costruendo ponti, li sta minando con piccole cariche di sarcasmo (e la produttività ne risente…).

Lo scudo anti-stress personale

Ma non è solo una questione di “volersi bene”. L’umorismo affiliativo ha un impatto diretto sul nostro benessere mentale.

Uno studio di Veljko Jovanovic ha scoperto che questo tipo di umorismo agisce come un cuscinetto contro gli effetti negativi del “nevroticismo” (la nostra tendenza all’ansia e allo stress, per dirla semplice).

In pratica, usare l’umorismo per connettersi con gli altri ci aiuta a gestire meglio lo stress e le emozioni negative. È come avere un ammortizzatore emotivo integrato.

Pensateci: la risata condivisa dopo che il server è andato in tilt per l’ennesima volta non risolve il problema tecnico, ma alleggerisce la tensione e ricorda a tutti che sono insieme in quella piccola, digitale, trincea.

È un reset psicologico che ci permette di affrontare il problema con una mente più lucida e meno incline al panico.

Okay, ma come si fa? Devo diventare un comico?

Calma, non dovete preparare un monologo per la prossima riunione. L’umorismo affiliativo è fatto di piccole cose:

  • Trovare l’assurdo nel quotidiano: il proiettore che decide di mostrare tutto in tonalità di viola? Non è un dramma, è l’inizio di una battuta sulla “fase artistica” dell’azienda.
  • Creare rituali divertenti: il “Meme del venerdì” nella chat di gruppo o un premio ironico per la “email più criptica della settimana”.
  • Essere autoironici (ma non autodistruttivi): raccontare di quella volta che hai risposto “Anche a te!” al cameriere che ti ha detto “Buon appetito”. Mostra la tua umanità e dà agli altri il permesso di fare lo stesso.
  • Celebrare le piccole vittorie con leggerezza: “ce l’abbiamo fatta a finire il report! Meritiamo una medaglia… o almeno un caffè non della macchinetta.”

L’umorismo affiliativo è una cultura.

Consente di creare un ambiente in cui la leggerezza non è vista come una perdita di tempo, ma come un investimento a lungo termine nel benessere e nella coesione del team.

Leggi anche: “Lascia fare a me, che facciamo prima”: come il micromanagement danneggia le aziende

Un team che ride insieme lavora meglio insieme

Ora so cosa state pensando: “Fantastico. Oltre a mille scadenze, ora devo anche preoccuparmi di essere spiritoso in modo scientificamente approvato”. Non è così.

L’umorismo non si può forzare, ma si può coltivare. È come una pianta: ha bisogno del terreno giusto per crescere.

Se l’idea di trasformare il vostro ambiente di lavoro in un luogo dove la produttività e il divertimento non sono nemici mortali vi stuzzica, ma non sapete da dove cominciare, forse è il momento di parlarne.

Nei miei speech parlo anche di come fare squadra in azienda, con storie che mescolano dati, aneddoti e un bel po’ di risate. (Senza usare slide con tizi addormentati circondati da mariachi, promesso. A meno che non sia strettamente necessario per scopi scientifici, ovvio 😜).

Perché alla fine della giornata, un team che ride insieme, lavora meglio insieme.

Per saperne di più scrivetemi qui!

Conosciamoci meglio!

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