Non esiste solo un modo di parlare in pubblico: esplora i diversi stili di public speaking per ogni occasione | Diego Parassole

Non esiste solo un modo di parlare in pubblico: esplora i diversi stili di public speaking per ogni occasione

Esistono diverse strategie comunicative, ognuna pensata per uno scopo preciso: informare, persuadere, motivare, raccontare o improvvisare, e ogni contesto richiede il suo abito su misura

Quando si parla di public speaking, l’immaginazione corre subito a un unico modello: l’oratore magnetico, sicuro di sé, che incanta la platea con pause studiate e frasi a effetto. Ma la realtà è molto più sfaccettata.

Presentare un progetto al team non ha nulla a che vedere con salire su un palco TED, così come motivare una sala di manager non è come intrattenere studenti semi-addormentati alle otto del mattino.

Parlare in pubblico è un armadio pieno di stili, ciascuno con le proprie caratteristiche, i propri punti di forza e persino qualche limite.

In fondo, è come con i vestiti: a un matrimonio non ci andate in tuta e scarpe da ginnastica, a meno che il vostro obiettivo non sia ottenere il divorzio più veloce della storia! Ogni contesto ha il suo abito e lo stesso vale per il modo di parlare in pubblico.

Siete pronti a fare un po’ di shopping? Andiamo!

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Il menù degli stili: a ogni occasione il suo sapore

Immaginate di essere uno chef. Usereste gli stessi ingredienti e la stessa tecnica per preparare una carbonara e una torta Sacher? Ovviamente no (e se lo fate, abbiamo un problema serio).

Lo stesso vale per un discorso. L’obiettivo, il pubblico e il contesto sono i vostri commensali, e dovete scegliere lo stile giusto per deliziare i loro palati.

  • Lo stile informativo (alias “Ti spiego l’inspiegabile senza farti piangere”): è lo stile del professore che amavate, del documentarista e del relatore che vi presenta i dati trimestrali. L’obiettivo è trasferire conoscenza in modo chiaro, ordinato e logico. Il tono è piuttosto neutro, i dati sono sovrani e le slide sono le vostre migliori amiche. La missione è semplice: far capire un concetto, che sia la fissione nucleare o il motivo per cui le vendite sono calate. Obiettivo: massima chiarezza.
  • Lo stile persuasivo (alias “L’avvocato dell’ananas sulla pizza”): qui entriamo in modalità battaglia. L’obiettivo è convincere, spostare opinioni, portare il pubblico dalla vostra parte. È lo stile dei politici in campagna elettorale, degli avvocati in tribunale e di chiunque cerchi di vendere un’idea (o un prodotto). Si usano la retorica, le storie coinvolgenti e una buona dose di pathos. È qui che vi giocate il tutto per tutto per dimostrare che la vostra tesi è quella giusta.
  • Lo stile motivazionale (alias “Il discorso pre-partita stile Al Pacino nel film Ogni maledetta domenica“): l’obiettivo? Ispirare, dare la carica, accendere un fuoco nell’anima del pubblico. È lo stile dei coach, dei leader carismatici e degli eroi dei film sportivi. Si fa leva su storie personali, metafore potenti e un linguaggio del corpo energico. L’atmosfera è elettrica, l’energia è contagiosa, e alla fine del discorso la gente dovrebbe sentirsi pronta a scalare il K2 in infradito. 💪
  • Lo stile narrativo (alias “C’era una volta il public speaking…”): gli esseri umani sono programmati per ascoltare storie. Questo stile usa il potere dello storytelling per veicolare un messaggio. Invece di snocciolare dati, si racconta una storia con un protagonista, una sfida e una morale. È incredibilmente efficace perché lega le informazioni a emozioni e ricordi, rendendo il messaggio memorabile. Perfetto in contesti formativi e aziendali per spiegare concetti complessi in modo umano.
  • Lo stile cerimoniale (alias “Il brindisi di nozze che non fa addormentare nessuno”): usato in occasioni solenni come matrimoni, inaugurazioni o commemorazioni. Qui le parole sono scelte con cura, il tono è rispettoso e l’obiettivo è creare un momento di condivisione e significato. Si parla di valori, di ricordi, di futuro. Non si deve convincere o informare, ma celebrare e unire.
  • Lo stile improvvisato (alias “Il Jazzista del discorso”): a volte, la vita vi lancia un microfono in mano senza preavviso. In riunioni, dibattiti o Q&A, questo stile è fondamentale. Richiede prontezza, sintesi e una solida conoscenza dell’argomento. L’autenticità è la vostra arma segreta: dimostrate di saper pensare con la vostra testa, anche senza un copione.

Nota importante: un buon speech alterna stili diversi.

Se si resta troppo a lungo su uno stile informativo, la comunicazione diventa piatta e rischia di annoiare. D’altronde, ricordiamo solo ciò che ci emoziona, e spesso in modo meno preciso di quanto crediamo. Ma su questo tema torneremo più avanti.

Il segreto è dare un tocco emotivo anche ai dati, se vogliamo che restino impressi. Nei TEDx, proprio per questo, chiediamo spesso agli speaker di limitarsi a pochi numeri (tre o quattro al massimo) e di presentarli in modo coinvolgente.

Per riuscirci, basta porsi una domanda semplice: “Cosa significa davvero questo dato? Cosa provoca in chi lo ascolta?”

In questo modo si può scegliere quale emozione trasmettere, mantenendo però la coerenza con il contesto.

Un CEO che si commuove parlando di un calo del fatturato sarebbe grottesco, così come un giornalista che esulta in diretta per la vittoria della propria squadra.

Ok, ho scelto lo stile. E adesso? La scienza del “come”

Avere l’abito giusto è fantastico, ma conta anche come lo si indossa. Non basta scegliere lo stile, bisogna interpretarlo. E qui la scienza ci dà una mano, svelandoci un segreto che sta a metà tra il contenuto delle parole e il linguaggio del corpo.

Uno studio affascinante di Emma Rodero ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio questo. Ha analizzato come le variazioni del tono di voce (il pitch) e l’intensità dei gesti delle mani influenzino il pubblico. In pratica, si è chiesta: qual è la “zona Riccioli d’Oro” del public speaking?

Per “zona Riccioli d’Oro”, ci riferiamo alla fiaba, in cui la protagonista assaggia la pappa dell’orso grande: troppo calda. Poi quella dell’orso medio: troppo fredda. Infine quella dell’orsetto: perfetta.

Morale? A volte l’equilibrio sta nel mezzo, nella via di mezzo “giusta giusta”.

Né troppo piatto, né troppo teatrale, ma semplicemente perfetto.

I risultati sono illuminanti:

  • 🏆 Il vincitore assoluto: variazioni medie del tono di voce e gesti di intensità media. Questa combinazione è percepita come la più chiara, naturale e coinvolgente. È il perfetto equilibrio che tiene il pubblico sveglio e interessato senza sembrare un attore drammatico.
  • Il tocco di carisma in più: voce con variazioni medie e gesti forti. Questo mix aumenta l’attrattiva dell’oratore. I gesti più ampi comunicano sicurezza ed energia, rendendo il messaggio ancora più magnetico.
  • 😴 L’effetto sonnifero: voce monotona e gesti deboli. È la ricetta perfetta per la noia e viene percepita come negativa e poco stimolante (mi viene da sbadigliare solo a scriverlo!). Il pubblico così si disconnette dopo tre minuti.
  • 🎭 L’eccesso controproducente: troppe variazioni vocali e gesti esagerati possono risultare innaturali e teatrali, minando la credibilità. In questo modo chi ascolta si distrae concentrandosi su quella serie di gesti inconsulti e perdendo di vista il messaggio.

La conclusione di Rodero è una perla: la voce è la “lingua delle idee”, mentre i gesti e il tono sono la “lingua delle emozioni”. Per comunicare in modo efficace, le due lingue devono danzare insieme in armonia senza pestarsi i piedi.

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Trova la tua voce (e usala bene!)

Quindi, qual è il verdetto? Che non esiste IL public speaker perfetto, ma esistono speaker perfetti per quella specifica occasione.

La vera abilità sta nel saper leggere la stanza, capire l’obiettivo e adattare il proprio stile di conseguenza. E, soprattutto, nel trovare la propria autenticità all’interno di quello stile.

Siete informativi per natura? Fantastico, usate quella chiarezza.

Siete narratori nati? Meraviglioso, trasformate i dati in storie.

L’importante è essere autentici, ma in una versione potenziata e consapevole.

E se per caso, dico per caso, nella vostra azienda si profilasse all’orizzonte un evento dove servirebbe qualcuno che parla di scienza, società o ambiente senza trasformare la platea in un dormitorio… beh, sapete dove trovarmi. Prometto di usare la giusta dose di gesti e variazioni vocali per rendere tutto interessante, divertente e, perché no, memorabile. 😉

In fondo, parlare in pubblico non è un esame, è un’opportunità. L’opportunità di connettersi, condividere e magari, solo magari, cambiare un pezzetto di mondo.

Se volete ascoltare i miei speech ai vostri eventi aziendali, scrivetemi qui!

Conosciamoci meglio!

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