Come usare il linguaggio del corpo per ispirare fiducia anche se dentro urli aiutooo | Diego Parassole

Come usare il linguaggio del corpo per ispirare fiducia anche se dentro urli “aiutooo!”

Quando il cervello va in tilt e l’autostima va in ferie, è la postura, lo sguardo e il modo in cui muovi le mani a dire chi sei davvero, anche a te stesso

Che si tratti di un colloquio di lavoro, del primo appuntamento o di una presentazione davanti a decine di persone, c’è sempre quel momento preciso in cui il cervello decide di andarsene in vacanza a Mykonos, lasciando il corpo a gestire il panico.

Dentro, un’orchestra di scimmiette urlatrici batte sui piatti, l’autostima ha la consistenza di un budino dimenticato al sole e l’unica parola che riuscite a formulare è un flebile “aiutooo!”. 😱

Eppure, fuori, dovreste sembrare sicuri. Calmi. Padroni della situazione. Praticamente dei Barack Obama che spiegano la fisica quantistica mentre cucinano un soufflé. Impossibile? Niente affatto.

Benvenuti nel magico, e a tratti comico, mondo del linguaggio del corpo: l’arte di hackerare il cervello altrui (e il proprio) usando solo la vostra fisicità.

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Il corpo racconta (anche quello che vorreste nascondere)

C’è qualcosa di sorprendente nel modo in cui il corpo riesce a parlare anche quando la voce trema e la mente balbetta. Un sopracciglio che si solleva, un piede che tamburella, le mani che spariscono nelle tasche: ogni dettaglio comunica. E spesso lo fa più in fretta – e meglio – delle parole.

Nel libro “Il linguaggio del corpo. Capire gli altri e agire su se stessi“, David Cohen mostra quanto i segnali non verbali siano decisivi nel creare un’impressione di solidità e sicurezza, persino quando dentro si vacilla. Imparare a gestire i gesti, controllare lo sguardo, modulare i movimenti diventa una forma di autocontrollo accessibile a tutti.

Chi riesce a usarli con consapevolezza non solo appare più affidabile, ma si sente anche più centrato. Perché il corpo, se lo si educa bene, può diventare un alleato silenzioso capace di guidarci fuori dal caos, gesto dopo gesto.

Fingere per credere: come il corpo frega il cervello

La parte più bella è che non si tratta solo di ingannare gli altri. Si tratta di ingannare voi stessi. La comunicazione tra corpo e mente non è una strada a senso unico. Certo, se siete nervosi, il corpo si chiude a riccio. Ma è vero anche il contrario: se forzate il corpo ad assumere una posizione che trasmette sicurezza, la mente inizierà a crederci.

Come emerge dalla celebre ricerca di Friedman e Riggio “Impression Formation. The Role of Expressive Behavior“, non bisogna sentirsi sicuri per apparire sicuri.

Basta agire come se lo si fosse.

I partecipanti allo studio sono stati filmati mentre parlavano spontaneamente; i loro gesti, espressioni e toni sono stati poi valutati da osservatori esterni. I risultati sono chiari: chi usa una comunicazione non verbale fluida (gesti ampi, postura aperta, voce stabile, sorrisi autentici) viene percepito come più sicuro, carismatico e competente.

Ma non finisce qui. I ricercatori evidenziano anche che questi comportamenti non influenzano solo gli altri, ma anche noi stessi. Chi adotta uno stile corporeo più aperto e dinamico finisce per sentirsi davvero più sicuro. È un effetto di feedback: il corpo “recita” una parte, ma a forza di farlo, la mente inizia a crederci.

In situazioni sociali (colloqui, riunioni, presentazioni), l’espressività fisica agisce come una leva: non solo cambia l’impressione che diamo, ma modifica la nostra esperienza interna, facendoci sentire più capaci anche quando dentro tremiamo. E questa, forse, è la vera forza del linguaggio del corpo.

Il kit di sopravvivenza per “persone sicure”: 3 regole d’oro

Ok, queste teorie sono affascinanti. Ma in pratica, quando le scimmiette interiori iniziano il concerto, che si fa?

Ecco il kit di pronto soccorso.

Occupare spazio (senza diventare ingombranti)

Le persone insicure si rimpiccioliscono. Si accartocciano sulla sedia, incrociano braccia e gambe, tengono la testa bassa. Avete presente quando il vostro gatto gigante e fifone, non si sa come, riesca a rifugiarsi in un pertugio strettissimo o infilarsi dentro una scatola grande la metà di lui?

Ecco, voi fate il contrario. Non miniaturizzatevi!

  • Piantate i piedi a terra: ben saldi, paralleli, alla larghezza delle spalle. Evitate la “posizione del pinguino” con i piedi rivolti all’esterno. Stare fermi, radicati. Siete querce, non fuscelli.
  • Schiena dritta e spalle aperte: immaginate un filo invisibile che vi tira la testa verso l’alto. Le spalle indietro e in basso. Non solo vi fa apparire più alti e sicuri, ma aiuta anche a respirare meglio. 💪
  • Non sprofondate dentro la poltrona: in una riunione, non restate appoggiati allo schienale come se voleste sparire. Sedetevi in avanti, con gli avambracci sul tavolo. Comunicate presenza.

Gestire le mani, le vostre rogue agent

Le mani sono spesso le prime a tradirvi. Giocherellano con penne, anelli, capelli. Danno segnali chiarissimi di disagio. Serve assegnargli un compito.

  • Mostratele: mani in tasca o sotto il tavolo? Potrebbe essere interpretato come un segnale di chiusura, o peggio: sembra che nascondiate qualcosa (una pillola di cianuro se le cose andassero male…😆). Tenetele visibili;
  • Gesticolate con intenzione: usare i gesti per rafforzare ciò che dite è fantastico. Ma devono essere ampi, partire dalle spalle. Non quei movimenti minuscoli, nervosi, davanti al petto che vi fa sembrare un pupazzo da ventriloquo. Fate in modo che le mani diventino le vostre assistenti fidate, non delle spie accese che comunicano ANSIA.

Il viso: il vostro cartellone pubblicitario personale

Il viso è la prima cosa che gli altri guardano. Usatelo bene.

  • Sorridete (ma sul serio): un sorriso sincero, di quelli con le rughette agli occhi (il famoso “sorriso di Duchenne”), rilascia endorfine e vi rende più accessibili. Il sorriso tirato a labbra strette, invece, sa di disagio a chilometri di distanza.
  • Contatto visivo, non sfida western: guardate negli occhi mentre parlate o ascoltate. Non per fissare con intensità disturbante, ma per mantenere il contatto il 30-60% del tempo. Pensate di osservare un’opera d’arte, non state duellando contro Clint Eastwood! 😉

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Il tuo corpo è l’hardware. Ora aggiorniamo il software

Il vostro corpo è uno strumento potentissimo che avete sempre con voi. Imparare a usarlo non è un trucco da prestigiatori: è intelligenza emotiva. È la capacità di far combaciare ciò che sentite dentro con ciò che comunicate fuori.

Sapere che il vostro corpo comunica è una cosa. Insegnargli a dire esattamente ciò che volete, mentre dentro la vostra mente è in corso una rivolta, è tutta un’altra storia.

Pensate al vostro corpo come a un hardware potentissimo. La mia formazione è l’upgrade del software: un programma intensivo progettato per riscrivere le righe di codice del dubbio e dell’insicurezza.

Non vi insegnerò a simulare la fiducia, ma a installarla come sistema operativo predefinito. Se siete pronti a smettere di andare in crash nei momenti cruciali e a lanciare la versione più autorevole e carismatica di voi stessi, scrivetemi qui!

Oppure ci sono i miei speech tra comicità e neuroscienze come ad esempio Cervello & Emozioni: Istruzioni per l’uso che invita a riflettere sull’uso consapevole del cervello e delle emozioni.

Con riferimenti a Daniel Kahneman, Antonio Damasio, John Medina, Jon Kabat-Zinn e molti altri, propone tecniche pratiche per migliorare attenzione, gestione dello stress e consapevolezza emotiva. Una giornata formativa per imparare a “leggere il libretto d’istruzioni” della mente e viverla meglio!

Conosciamoci meglio!

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Comunicazione Efficace