Ogni anno, in Italia, spariscono ben 8,65 milioni di tonnellate di cibo. 🥙
In che senso “spariscono”? Nel senso che lo sprechiamo, il che equivale a farlo sparire dalle mani di qualcuno che ne avrebbe bisogno per farlo riapparire nel contenitore dell’umido.
Lo dice lo studio Spreco e Fame, pubblicato dal centro studi Divulga, che mette l’Italia sul podio degli spreconi d’Europa dopo Germania e Francia: un risultato di tutto… disprezzo, anche perché, dice la ricerca, lo spreco ci costa la bellezza (bellezza…) di 385 euro a testa all’anno. 💸
Compriamo troppo e buttiamo via soprattutto i beni di prima necessità. Pensate al pane: quello di bassa qualità dura meno di un trend su TikTok, mentre quello artigianale, seppur caro, regge giorni e giorni. Quale conviene acquistare? La risposta è facile… ma non sempre scontata!
E non parliamo dei “gioielli” della dieta mediterranea – frutta, verdura, patate – che finiscono nella pattumiera come star del cinema dimenticate. 😐
Ridurre lo spreco è una missione impossibile? Ma no: con qualche accorgimento, con attenzione e… ascoltando il richiamo dell’insalata, possiamo far sì che il nostro carrello resti un po’ più vuoto e il nostro portafoglio un po’ più pieno 🤗
Di spreco alimentare, e alimentazione corretta, ho parlato lo scorso 5 giugno durante l’evento “Green Retail Lab: le strategie del Retail per un presente sostenibile”, organizzato da Retail Institute Italy presso la Torre PwC a Milano, dove ho presentato “Oh my food – mangiare meglio oggi per non stare a dieta domani”.
Se poi vi interessano temi come l’alimentazione e la sostenibilità, potete acquistare il mio libro “All you can eat. Siamo sapiens o cavallette?”, la versione riveduta e S-CORRETTA con tutti i dati aggiornati e un sacco di infografiche!








