Con i giusti esercizi relazionali è possibile trasformare un gruppo disfunzionale in una squadra affiatata e creativa
Ci sono uffici in cui si litiga furiosamente perfino su quale caffè acquistare per la macchinetta. Luoghi di lavoro in cui la tensione si taglia con un grissino e le idee buone muoiono in un silenzio imbarazzato, guardate con sospetto come l’ultimo tramezzino rimasto al buffet.
Questa descrizione vi è familiare? Anche il vostro team è litigioso come gli Oasis (prima della reunion)?
Se è così, niente panico, per ritrovare la sintonia dei giorni migliori non avete bisogno di un esorcista. Ma di andare in palestra.
No, non quella con i pesi e gli attrezzi. Parlo della palestra delle relazioni: un luogo metaforico dove si allenano i muscoli della collaborazione, della comunicazione e dell’empatia.
Perché un team è come una bella insalata di riso: puoi avere gli ingredienti migliori del mondo – il programmatore fuoriclasse, il creativo geniale, il project manager più organizzato di Marie Kondo, l’autrice del libro “Il magico potere del riordino” – ma se li mescoli nel modo sbagliato, ti ritrovi con un riso scotto e sottaceti acidissimi.
Nella mia lunga carriera, ho visto cose che voi umani… PMI da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, dinamiche di gruppo deragliare come monopattini sulla neve alle porte di Tannhäuser…
La buona notizia? Esistono degli esercizi, dei “workout relazionali”, che possono trasformare un gruppo di solisti scontrosi in un’orchestra jazz affiatata. O almeno, in un gruppo che non si lancia le penne durante le riunioni. 😉
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Perché allenarsi? I superpoteri di un team in forma
Prima di passare agli attrezzi, capiamo perché dovremmo sudare.
Le dinamiche di gruppo, sia in fase di selezione che per team già formati, permettono di osservare le famose soft skills in azione.
È facile scrivere “ottima capacità di problem solving” sul CV. Un po’ meno facile è dimostrarlo quando ti danno 15 minuti, 100 post-it, due stuzzicadenti e un limone per costruire un’astronave. Cosa non semplice, a meno che non siate MacGyver.
Queste attività, se ben congegnate, fanno miracoli:
- Svelano i leader naturali: non quelli che alzano la voce, ma quelli che sanno ascoltare e organizzare il “caos” in modo costruttivo.
- Migliorano la comunicazione: si impara a parlare, certo, ma soprattutto ad ascoltare. Che, nel 2025, è praticamente un superpotere.
- Aumentano la fiducia: collaborare a una sfida ridicola (ma significativa) crea legami più forti di mille e-mail formali.
- Stimolano la creatività: mettere insieme cervelli diversi per risolvere un problema è il modo migliore per trovare soluzioni che nessuno avrebbe mai immaginato da solo.
Pronti a fare un po’ di stretching cerebrale? Ecco qualche esercizio che vi consiglio.
Workout #1: La torre dei Marshmallow
Un esercizio molto conosciuto, ma che funziona sempre. Se non l’avete mai fatto, provatelo. Se l’avete già fatto… rifatelo. Ogni volta insegna qualcosa di nuovo.
Si tratta della “Marshmallow Challenge“, ben spiegata da Tom Wujec nel suo Ted “Build a tower, build a team“.

Come funziona: dividi il gruppo in squadre da quattro persone e consegna a ciascuna 20 spaghetti, un metro di nastro adesivo, un metro di spago e un marshmallow. In 18 minuti esatti devono costruire la torre più alta possibile che si regga in piedi da sola… con il marshmallow posizionato in cima.
Sembra semplice, ma non lo è affatto.
La maggior parte dei gruppi passa troppo tempo a progettare, discutere e pianificare. All’ultimo minuto mettono il marshmallow in cima e… crack! Tutto crolla.
Quelli che ottengono risultati migliori? I bambini dell’asilo. Lavorano per tentativi, costruiscono prototipi, provano, sbagliano e correggono.
Quali muscoli allena: collaborazione, progettazione iterativa, leadership, comunicazione e capacità di affrontare l’incertezza. È un esercizio potentissimo per individuare ruoli, comportamenti, atteggiamenti e presupposti nascosti. Ogni team scopre rapidamente cosa funziona, cosa no e chi tiene davvero in piedi la struttura (in senso figurato e non).
Livello di difficoltà: medio. Serve un po’ di materiale e un cronometro, ma il valore che restituisce è enorme.
Workout #2: Missione “stanza del caos”
Questo esercizio è per i più audaci. È perfetto se state cercando una figura con doti di leadership o se volete vedere come il vostro team reagisce sotto pressione (controllata, ovviamente).
- Come funziona: fate uscire il gruppo da una stanza. Mentre sono fuori, trasformatela in un campo di battaglia. Sedie ribaltate, fogli sparsi, oggetti fuori posto. Un caos controllato, mi raccomando, non serve ricreare il vostro appartamento dopo una festa. Richiamate il gruppo e date loro un solo obiettivo: “Avete 10 minuti per riordinare questa stanza lavorando insieme”. Poi, silenzio. Mettetevi in un angolo e osservate.
- Quali muscoli allena: leadership, problem solving, delega, gestione dei conflitti e collaborazione sotto stress. Emergerà subito chi prende l’iniziativa, chi organizza, chi esegue, chi si lamenta e chi propone soluzioni. È come guardare un documentario del National Geographic sulla vita sociale dei suricati.
- Livello di difficoltà: medio. Richiede un po’ di preparazione logistica. Un consiglio: evitate di usare la stanza dell’amministratore delegato, soprattutto a sua insaputa: potrebbe non essere entusiasta del vostro esercizio di team! 😂
Workout #3: L’inventore pazzo
Ideale per testare la creatività e la capacità di argomentare. Funziona a meraviglia con i team che devono occuparsi di innovazione o marketing.
- Come funziona: preparate dei bigliettini con i nomi degli oggetti più banali e noiosi che vi vengono in mente: una graffetta, un calzino spaiato, un tappo di sughero. Ogni partecipante (o piccolo gruppo) ne pesca uno e ha 15 minuti per trasformarlo in un prodotto rivoluzionario. Non basta l’idea: devono creare un nome, uno slogan e un breve “pitch” di vendita per convincere gli altri che la loro “graffetta smart con GPS integrato” cambierà il mondo.
- Quali muscoli allena: creatività, pensiero laterale, public speaking e persuasione. È un modo divertentissimo per vedere chi sa “vendere” un’idea e chi sa pensare fuori dagli schemi.
- Livello di difficoltà: medio-alto. Richiede coraggio e un bel po’ di fantasia.
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Il defaticamento finale (e il mio ultimo consiglio spassionato)
Questi sono solo alcuni esempi. Potete inventarne decine, adattandoli al vostro contesto, anche online. L’importante è ricordare che un team forte non nasce per caso. È il risultato di un allenamento costante, di un impegno a capirsi, a fidarsi e, perché no, a ridere insieme di un’idea strampalata nata durante un esercizio.
Costruire un ambiente di lavoro dove le persone collaborano volentieri non è solo etico, è intelligente. Un team coeso è più produttivo, più innovativo e più resiliente. In poche parole: spende meno tempo a litigare e più tempo a creare valore.
Ora, se queste idee vi sembrano troppo audaci, vi consiglio il mio speech “Da soli siamo una goccia, insieme un oceano”. Prende concetti serissimi come la fiducia, la comunicazione e la collaborazione, e li trasforma in un’ora di risate, brevi esperienze, riflessioni sorprendenti e domande che restano anche dopo l’applauso finale.
È pensato per chi guida i team, per chi ne fa parte, per chi vuole portare più umanità nel lavoro senza perdere efficienza, anzi — trovandone molta di più. È coinvolgente, divertente, pieno di esempi concreti e lascia in dote idee semplici da applicare già dal giorno dopo.








