Ogni evento corporate merita un professionista che sappia parlare il linguaggio del brand, senza sembrare più fuori luogo di una vecchia 126 in Formula 1!
Avete presente quella scena? Siete a una cena tra amici e c’è LUI. Il vostro amico, chiamiamolo Marco, che dopo il secondo bicchiere di vino si lancia in un’imitazione del vostro capo che, ammettiamolo, è esilarante.
Tutti ridono, si battono pacche sulle spalle, qualcuno rischia il soffocamento con un tarallo.
E in quel preciso istante, un’idea geniale (o così sembra) vi fulmina: “Marco è un portento! Dovremmo chiamarlo per la convention aziendale!”.
Fermi tutti. 🛑
Affidare l’intrattenimento di un evento al Marco di turno è come chiedere al tuo amico che andava bene in matematica alle medie di tenerti la contabilità aziendale!
Stai attento! La scelta del comico per un evento aziendale non è mica un dettaglio, è una mossa strategica degna di una partita a scacchi. Una scelta azzeccata può trasformare una riunione noiosa in un momento memorabile di connessione.
Una sbagliata… be’, può creare quel tipo di silenzio imbarazzante che si sente solo nei film dell’orrore prima che l’inevitabile accada.
Quindi, come si sceglie il professionista giusto? Mettetevi comodi, vi guido io in questa giungla di microfoni e battute.
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Conosci il tuo pubblico (o rischi figure barbine!)
Prima di iniziare a cercare nomi su Google, fatevi una domanda fondamentale: chi ci sarà a questo evento? State organizzando una cena di gala con i top manager e i clienti più importanti, oppure un team building per il reparto IT, dove la battuta più gettonata è “hai provato a spegnere e riaccendere?”
Il contesto è tutto. Un comico perfetto per un pubblico di venditori aggressivi potrebbe essere un disastro per una platea di accademici. Sarebbe tipo invitare Arnold Schwarzenegger per parlare a una convention di collezioniste di Barbie…
È una questione di linguaggio, di ritmo, di sensibilità.
Insomma, scegliere senza conoscere il pubblico è come scritturare Marilyn Manson per cantare alla festa del battesimo di vostro nipotino… Vostra sorella potrebbe non perdonarvela! 🤷♂️🎸🤘
Il comico come testimonial (e portabandiera) del tuo brand
Nel momento in cui sale sul palco, quel comico non è più solo un artista. Diventa la voce della vostra azienda. La sua ironia, il suo stile, le sue battute si associano inevitabilmente al vostro brand.
Se la vostra azienda promuove l’inclusività, la sostenibilità e l’innovazione, volete davvero un comico che fa battute trite e ritrite di cinquant’anni fa tipo “donna al volante, pericolo costante”?
È come scegliere la colonna sonora di un film: non mettereste mai “Mare profumo di mare…🎶🌊” sulla scena tragica del disastro del Titanic, giusto? La coerenza è la chiave.
Far comicità è come giocare a shangai: bisogna stare molto attenti a ogni mossa!
La comicità aziendale è un’arte sottile. Deve essere un bisturi, non una motosega. Ci sono argomenti che sono semplicemente off-limits: politica, religione, battute sessiste, stereotipi. Questi sono campi minati. Un comico professionista lo sa e li evita con l’eleganza di un ballerino di tip tap sui carboni ardenti.
Gli stili più efficaci sono quelli che uniscono, non quelli che dividono:
- La comicità di osservazione: ironizzare sulle piccole manie della vita d’ufficio (le call su Zoom, la lotta per il termostato, la mail che inizia con “Gentilissimo” e finisce con una minaccia velata).
- L’improvvisazione intelligente: interagire col pubblico in modo leggero, creando momenti unici e spontanei senza mettere nessuno in imbarazzo.
- L’umorismo che ispira: usare la risata per veicolare messaggi positivi su temi come il lavoro di squadra, la resilienza o la gestione del fallimento. (Sì, si può ridere anche di questo!).
Lo spettacolo “su misura”: perché un monologo “pre-confezionato” non va mai bene
Un comico che arriva all’evento con un monologo già pronto è come un sarto che ti propone un vestito senza chiederti nemmeno la taglia.
Il vero professionista non improvvisa “tanto per”. Prima di salire sul palco, vuole sapere chi siete, cosa fate, che tipo di pubblico avrà davanti.
Un bravo comico non si limita a recitare: cuce il suo spettacolo addosso al vostro evento.
Aggiunge battute che parlano della vostra realtà, cita episodi riconoscibili, trasforma dettagli aziendali in momenti di comicità condivisa. Così il pubblico non ride “di qualcosa”, ma “con qualcuno”: si riconosce, si sente parte dello show, e quella connessione vale più di mille freddure!
Ecco perché un briefing serio è come la prova costume prima del grande giorno: serve a far calzare tutto alla perfezione. Solo con una preparazione accurata nasce uno spettacolo autentico, vivo, cucito su misura… e soprattutto capace di far ridere per davvero.
Il curriculum del comico: ce l’ha la patente?
Nel mondo corporate, la professionalità è tutto. Volete qualcuno che si presenti in orario, che faccia le prove tecniche, che collabori con il regista dell’evento e che rispetti i tempi.
Cercate un artista con esperienza specifica in eventi B2B.
Ha lavorato per altre aziende? Quali? Chiedete referenze.
Un comico “da club” abituato alla stand-up comedy o al cabaret non è automaticamente pronto per una convention. Guidare l’autobus di un evento aziendale richiede una patente speciale, fatta di affidabilità, flessibilità e una profonda comprensione delle dinamiche delle aziende.
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E quindi, cosa facciamo con quella sagoma di Marco?
Lasciate che Marco continui a far ridere tutti a cena. È il suo habitat naturale, ed è bravissimo lì. Ma per il vostro evento aziendale, meritate qualcosa di più. Meritate un professionista che sappia unire intelligenza e leggerezza, divertimento e contenuto.
Se siete stanchi del solito intrattenimento e volete evitare l’imbarazzo di una battuta fuori luogo, forse è il momento di provare qualcosa di diverso. Qualcosa che non sia solo “far ridere”, ma “far ridere e pensare“.
I miei speech divulgativi, formativi e comici sono pensati proprio per questo: trasformare concetti complessi in momenti di puro piacere intellettuale, usando l’umorismo come un grimaldello per aprire la mente.
Vi stuzzica l’idea di un intrattenimento che faccia ridere, pensare (e magari anche rivalutare quel PowerPoint di tre ore che vi aspetta)? Allora scrivetemi qui!








